Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Ballando sul baratro

Una previsione di crescita dello 0,2 per cento è molto pericolosa. Si rischia di andare in recessione per anni.

di Giuseppe Turani |

“Sarà un anno bellissimo”: questa affermazione del premier Conte risuonava ancora nell’aria mentre i computer dei maggiori centri di previsione mondiale sfornavano le loro tabelle. Solo che l’anno bellissimo non si vedeva da nessuna parte. Sugli schermi di Goldman Sachs, grandissima banca d’affari, appariva uno stentato 0,4 per cento di crescita, meno della metà della previsione governativa dell’1 per cento.

Ieri, infine, l’Unione europea ha rotto l’incantesimo: crescita prevedibile uguale allo 0,2 per cento, un quinto di quella messa in bilancio dal governo. Una secchiata d’acqua gelida sulle orecchie di Conte.

Vendetta di Bruxelles per le troppe intemperanze italiane degli ultimi tempi? No, solo un avviso ai naviganti. Muoversi con una previsione di crescita dello 0,2 per cento è come andare in auto sulla neve con le gomme lisce: basta niente e si finisce nel fosso. E il fosso, in questo caso, sono tutti gli aumenti Iva che abbiamo messo dal 2020 in avanti: se dovessero scattare, si va in recessione per anni.

Ma perché siamo finiti in questa trappola per topi? Perché si è deciso di finanziare i consumi e non gli investimenti. La crescita si fa con gli investimenti, che migliorano il paese e la sua dotazione industriale. Ma, se cerchi voti, finanzi i consumi: e qui sono stati abbastanza abbondanti, almeno una decina di miliardi distribuiti al popolo. Cresceranno i consumi, certo, ma il paese rimane esattamente quello di un anno prima, forse anche un po’ peggio perché nel frattempo qualcosa si sarà rotto o consumato.

La colpa quindi non è di Renzi o dell’imperatore Ottaviano: la colpa è delle scelte che sono appena state fatte.

Adesso si darà la colpa alla congiuntura internazionale, che tanto buona non è. Ma si sapeva e proprio per questo bisognava puntare sugli investimenti e non sui consumi. Invece i grandi lavori sono bloccati e non si ha notizia di iniziative per cambiare le cose. Siamo come su un binario che porta dritto verso la recessione 2019 (e forse anche 2020). Ma il governo litiga sugli eventi della nave Diciotti e sulla Tav, E’ assordante il silenzio sulle eventuali misure anticrisi. Una telefonata a Bankitalia vogliamo farla? O anche a Cottarelli?

(Da QN del 7 febbraio 2019)