Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

SI o NO: ai cinque stelle

Questo referendum è una scemenza grillina.A loro tutta la colpa. (Nella foto: Di Maio felice di essere dI Maio)

di Ernesto Trotta |

Che il referendum del 20/21 settembre sul taglio dei parlamentari esponga un moncherino raccapricciante di un’inconsistente riforma istituzionale mi sembra di averlo già scritto più volte. Come me e molto più autorevolmente di me, lo hanno fatto e lo stanno facendo in parecchi, tutti sforzandosi (ma non è difficilissimo!) di dimostrare come e qualmente il mero taglio dei parlamentari, senza alcun altro intervento sul funzionamento del Parlamento, sia uno spot, sia pericoloso, sia quanto meno inutile. Hanno tutti ragione e infatti anche i sostenitori del SÌ, compresi i promotori del M5S, si sforzano a dire che il SÌ è solo il primo passo, che si dovrà intervenire su molti altri aspetti, tutti importantissimi ed essenziali: legge elettorale, collegi del Senato, regolamenti parlamentari, elettorato attivo e passivo del Senato, elezione del Presidente della Repubblica, …
Tutto giusto, giustissimo. Peccato che il referendum nulla dice né prevede di tutto ciò, e quindi tutto viene rimandato a volenterosi quanto improbabili interventi futuri … di cui però non c’è praticamente nulla di concreto!
 
Un po’ come l’impagabile Massimo D’Alema (sì, proprio quello al quale Nanni Moretti chiedeva implorando di dire almeno “qualcosa di sinistra“) quando diceva, prima del referendum del 4 dicembre 2016, da lui baldanzosamente boicottato in barba a quelle che erano le posizioni del suo (allora lo era…!) Partito, che lui e i suoi sodali (un’ampia schiera di severi garanti della democrazia) una riforma decente (non quella schifezza proposta da Renzi e Boschi), l’avrebbero fatta in sei mesi. Sono passati 4 (quattro!) anni e stiamo ancora aspettando: lui, Massimo, ora preferisce occuparsi di enologia … e noi, votiamo sul numero dei parlamentari …
Insomma, sul merito del referendum sono tutti d’accordo, quelli che voteranno NO e pure quelli che voteranno SÌ: non è quello che serve al Paese. Meglio, non serve (il NO), o non basta (il SÌ).
 
E allora io propongo di dare un’altra valenza al voto. Una valenza tutta e solo politica. Un giudizio, definitivo, su chi lo ha proposto, su chi lo ha favorito, su chi lo difende come un importantissimo intervento sulla insopportabile “casta” dei politici. Il Movimento Cinque Stelle, ovviamente. Sono loro e solo loro che stanno cercando di far digerire agli italiani una riforma che riforma non è, che è solo uno slogan, solo uno spot, come ripete Matteo Renzi, che di referendum è tra i massimi esperti.
Andiamo fino in fondo; politicizziamo al massimo l’evento, trasformiamolo in un giudizio (direi un’ordalia) sul M5S. Non sulla riduzione dei parlamentari andiamo a pronunciarci, ma su chi ne ha fatto una bandiera, insieme ad altri strampalati interventi quali, e cito a caso, il reddito di cittadinanza come sconfitta della povertà, i navigator inoperosi, i decreti dignità che provocano licenziamenti, la proposta di abolire il vincolo di mandato, il rifiuto delle Olimpiadi a Roma e a Torino, il NO pregiudiziale a qualsiasi intervento infrastrutturale, i rapporti coi gilet gialli e con Maduro, la resistenza alle vaccinazioni obbligatorie, e via, via ancora, tutte le stupidaggini che hanno propinato, in oltre dieci anni, ai cittadini italiani. Con l’aiuto compiacente di chi (ed erano in tanti, tutti pronti a schierarsi pur di evitare un riformismo vero) li ha presentati come il nuovo, la nuova sinistra, i magnifici ragazzi, il ricambio della classe dirigente, …
 
Personalizziamolo noi stavolta il referendum e carichiamolo tutto sulle spalle del M5S. Diciamo chiaro che il NO serve a dire basta ad una politica finta, fatta di like e algoritmi, di slogan e suggestioni, senza prospettive, senza cultura, senza idee né progetti di progresso civile e sociale. Chissenefrega del numero dei parlamentari! Il NO deve essere un NO chiaro e tondo al M5S ed al loro modo di intendere la politica.
È legittimo, è corretto; il referendum è una bandiera? Che si voti sulla bandiera, la loro bandiera!
Il giorno dopo faranno cadere il Governo? Non ci credo neanche se lo vedo. Sarebbe un clamoroso suicidio, un atto di autolesionismo che l’istinto di sopravvivenza, che non manca a nessuno, impedirà. Per molti di loro piuttosto suonerà la sveglia, forte e chiara, per ricordare che la politica è una cosa seria e non un sondaggio sulla piattaforma Rousseau. Che è fatica, è studio, è approfondimento, è cultura e formazione. Un bagno di realtà del quale hanno un tremendo bisogno. Loro e, come loro, il Paese, che dal 22 settembre dovrà correre pancia a terra per ricostruire un futuro adeguato alla sua collocazione europea e mondiale. Servirà discutere di cose serie e non di riforme burletta, di sola facciata; servirà discutere di una vera e completa riforma istituzionale.
 
Per andare sul pratico, i Partiti non si esprimeranno, non sposeranno questa lettura, non possono: chi per un motivo, chi per l’altro, debbono tenere i piedi in molte scarpe e fare i conti con i sentimenti contrastanti ben presenti al loro interno. Sia il PD, o Italia Viva, LeU, ma anche Forza Italia e Lega non rappresentano posizioni univoche. Qualcuno si rifugia nell’indicazione della libertà di voto, che è come dire ai cittadini, arrangiatevi!
Spetta quindi a noi cittadini veicolare questa possibile e alternativa interpretazione del referendum e promuoverla con tutti i mezzi.
Allons enfants!
 
 
Ernesto Trotta
Torino