Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Storie di banche e di politica

Da Mattioli a Gramsci. (Nella foto: Raffaele Mattioli)

di G.T. |

Le origini della banca Intesa San Paolo, che si è appena aggiudicata l’Ubi, non sono esattamente molto nobili. Intesa è infatti semplicemente il vecchio Banco Ambrosiano, quello coinvolto in uno scandalo gigantesco da Roberto Calvi, che lo controllava attraverso due società panamensi controllate dalla stessa banca, una roba da pazzi: la banca controllava se stessa. Scoperto il pasticcio, la banca fu prontamente sciolta dall’allora ministro del Tesoro Nino Andreatta. Ma a quel punto nessuno voleva il relitto, anche per paura degli imbrogli che poteva portarsi dentro. Ancora Andreatta convinse un non-banchiere (Giovanni Bazoli, avvocato bresciano) a farsene carico.

Da allora Intesa ha fatto molta strada, inglobando e assorbendo una quantità infinita di altri istituti, al punto che è oggi è una delle maggiori banche europee.

Nella sua corsa verso il successo si è mangiata molte sacre istituzioni milanesi, compresa quella Comit, di cui un tempo si diceva che avesse la più alta quota di intelligenze per metro quadro. E che alle sue spalle, sotto la direzione di Raffale Mattioli, ha una storia gloriosa: il finanziamento della collana di classici della letteratura Ricciardi e, cosa forse più importante, il sostegno a Gramsci, fondatore del Partito comunista, perseguitato da Mussolini, ma aiutato e finanziato da Mattioli, che si è fatto carico personalmente di tutte le spese necessarie. E che ha custodito per anni nella cassaforte della banca in piazza Scala “I quaderni dal carcere” di Gramsci, che poi ha fatto arrivare clandestinamente a Cambridge all’economista Sraffa. Dopo la guerra, Sraffa ha consegnato il manoscritto dei “Quaderni del carcere” alla direzione del Pci, cioè a quelli che lui ha ritenuto gli eredi morali di Gramsci.

Sono storie di altri tempi, alle quali devo solo aggiungere che il fascismo, pur sapendo tutto, non osò mai toccare Mattioli, cosa che invece ha fatto un ministro democristiano. Mattioli mandava gli antifascisti perseguitati in sedi lontane della banca: Malagodi nei Balcani, Antonello Gerbi in Perù (dove diventò uno dei più grandi esperti di civiltà pre-colombiane).

Dei protagonisti di quelle vicende non c’è più nessuno e, dal punto di vista bancario, si vivono tempi meno turbolenti. Oggi Intesa è amministrata da bravi manager molto professionali e molto per bene. Mai uno scandalo, mai un pasticcio. Una crescita costante, buona gestione. E un’attenta pulizia nell’agire, che per una banca è il requisito primo. Insomma, una rivoluzione bancaria c’è stata, e anche bella.