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La Fiat come bersaglio

Ex ministri e casalinghe sparano su Fiat. Danno fiato alle bufale.

di Giuseppe Turani |

La politica italiana è ormai in piena crisi psicotica. Solo il paradosso del lampione può spiegare quello che stanno facendo: un tale di notte sta cercando le chiavi di casa vicino a un lampione, si avvicina un passante e si mette anche lui a cercare. Ma è sicuro di averle perse qui? No, le ho perse là dietro, ma qui c’è più luce.

Solo così si spiegano bizzarrie come il contributo per acquistare monopattini: me li vedo dei sessantenni un po’ cicciottelli sfrecciare sui marciapiedi, quando cascherà il primo e si romperà il bacino, tutti i monopattini finiranno in solaio. O divieti demenziali: coniugi che dormono insieme (e probabilmente pure scopano ogni tanto) che però al ristorante devono stare a tot centimetri di distanza.

Ma questi sono dettagli, cronache della balordaggine politica dilagante, frutto del desiderio di normare tutto.

In realtà quello che manca davvero è una qualsiasi idea di che cosa fare di questo paese. Osservatori prudenti stimano il calo del Pil (provocato dal lockdown) sui 300-400 miliardi di euro. Si tratta di ricchezza, di reddito da distribuire, che non verrà prodotto e che non è recuperabile.

Per tornare al Pil, cioè al benessere, del 2019 servirebbero 3-4 anni di crescita continua al 3 per cento. Tutto questo per ritrovarci esattamente dove eravamo un anno fa.

Servirebbe quindi una politica di rilancio molto forte e molto sensata. Invece fino a ora abbiamo una specie di carnevale. Moltissimi miliardi in arrivo (anche dall’Europa, tanto disprezzata fino a ieri). Ma non c’è niente. Nessuna scelta, nessuna direzione dei nuovi investimenti.

Si va come al solito per mance. I parrucchieri lamentano un calo di incassi? Bene, saranno rimborsati. I ristoranti anche, bene rimborsati pure loro. E così via. Nessuno sarà lasciato indietro. In pratica, unico paese al mondo, stiamo sperimentando la mancia universale. Soldi a chi chiede soldi, e via così.

Poi ci lamentiamo perché alcuni paesi del Nord Europa chiedono che la Ue ci dia cento miliardi, ma con condizioni e controlli.

Purtroppo, il popolo, la ggente, non è meglio. Basta vedere la gazzarra, che ormai continua da giorni, sul famoso prestito chiesto da Fca, ex Fiat. Persino politici di primo piano continuano a dire che il prestito è stato chiesto al governo. Ma è una bufala. I soldi sono stati chiesti a Banca Intesa. Al governo si chiede solo di dare una garanzia (perché allora gli interessi sono più bassi).

Casalinghe inquiete protestano perché dicono che alla Fiat abbiamo già dato troppi soldi. Non è proprio così. Ma comunque si dimentica che la Fiat tutti i mesi distribuisce almeno 60 mila stipendi, forse 300 mila considerando l’indotto.

Non solo, anche sui soldi va fatta un po’ di chiarezza. Quando, anni fa, la Fiat decide che le serve un nuovo stabilimento, chiama dei consulenti e si fa dire dove sarebbe più conveniente farlo. Vengono indicate cinque possibilità, tutte all’estero, purtroppo.

Quando i politici vengono informati, scoppia il finimondo: l’impianto va fatto in Italia. E così si va a Melfi, con contributo pubblico riparatore, ovviamente.

Ma le casalinghe inquiete non sanno queste cose e non le vogliono sapere. L’importate è sfogare la propria frustrazione contro qualcuno, e la Fiat è perfetta: grande bersaglio, non si può sbagliare.

Purtroppo, non si tratta solo di casalinghe inquiete (che sarebbero anche giustificate, ampliamente). Le stesse cose vengono dette da politici di un certo livello, che invece dovrebbero ragionare.

Insomma, grande gazzarra per grande bufala.

Con un filo rosso che lega tutti questi comportamenti scomposti: il fastidio verso la grande industria.

Infatti, non ne abbiamo quasi più.

In compenso abbiamo un politico con mascherina tricolore. E’ lo stesso che in passato ha dichiarato: con il tricolore mi pulisco…