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Il governo degli avanzi

Sette miliardi di manovra e 15 di nuovi debiti. Meraviglia.

di Giuseppe Turani |

Una manovra fatta di avanzi. A prima vista fa una certa impressione: 30 miliardi. Ma poi si scopre che 23 sono per bloccare lo scatto automatico dell’Iva. I 23, cioè, servono a lasciare le cose come stanno. Ne rimangono quindi 7 di miliardi, e qui si gioca la manovra vera e propria, una miseria. E infatti non c’è niente, a parte i tre simbolici miliardi per il cuneo fiscale (ne servirebbero dieci volte tanto). Il resto se ne va per spese indifferibili (precedenti impegni). Fine della storia.

Il rilancio dell’economia dove sta? Forse nella mente degli dei o in tasca a Conte, certo non nei numeri della manovra.

Si può aggiungere, ma è quasi un dettaglio, che metà di questi soldi non esistono: 15 miliardi, cioè, saranno trovati con il ricorso a nuovi debiti. In sostanza, la manovra vera e propria consta di 7 miliardi, come abbiamo appena visto, ma i nuovi debiti a 15. Come aumentare i debiti per non fare nulla.

E allora si litiga su cose ridicole: l’uso del contante, questa o quella agevolazione fiscale, dettagli per riempire le pagine dei giornali. La sostanza è quella appena detta: 15 miliardi di nuovi debiti per non fare assolutamente niente.

In futuro sarà ancora così. È iniziata la lunga stagione degli avanzi, una specie di minestrone dove si butta dentro di tutto, solo che qui carote, piselli, cavolfiori sono finiti. Sono rimaste un po’ di foglie di sedano, ci si arrangia.