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Papeete Club

Di Maio è lieto perché si tagliano i parlamentari. Salvini aspira a mettere dazi ovunque.

di Giuseppe Turani |

Giornata italiana molto demenziale. Sul paese incombe la recessione, che è sempre una brutta cosa, la più brutta. Ma Di Maio va in giro tutto fiero, gonfia il petto e sproloquia in tv perché ci sarebbe l’accordo per tagliare un po’ di parlamentari, risparmio minimo e possibile casino nei lavori del parlamento. Ma lui è contento, grande vittoria. E gli idioti del Pd gli vanno pure dietro. In realtà, Di Maio festeggia perché è riuscito a infliggere una nuova umiliazione alla democrazia parlamentare, che lui sogna di distruggere per sostituirla con votazioni on line fatte da casa mentre su casa su cesso.

Io, confesso, non sono stato contrario alla nascita di questo governo, ma penso che per tenerlo in forma ogni tanto si debba dare un calcio negli stinchi di Di Maio, meglio se robusto, molto robusto.

Il suo ex-socio, Salvini, annuncia che, se dovesse mai diventare premier, metterebbe subito dei dazi. E questo fa venire in mente la barzelletta di qualche anno fa del signor Parodi, genovese doc. Se tu avesse un miliardo che cosa faresti? Comprerei un jet e andrei a bombardare il Libano. Ma perché? Non lo so, se però lo fanno gli israeliani ci deve essere qualche tornaconto.

Ecco, Salvini è così. Non sa niente. I suoi consulenti bocconiani alla Bocconi probabilmente dormivano, ma poiché Trump mette i dazi (una sciagurata iniziativa che provocherà una recessione mondiale) lui strilla: anch’io, anch’io. Inutile spiegargli che per un paese che vive di esportazioni i dazi sono la cosa peggiore alla quale si possa pensare. Prima bisognerebbe accertare, con apposito questionario che sappia che cosa sono i dazi. Magari pensa che è roba che si serve al Pepeete.

Questo è il livello. Per oggi è tutto.