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"Fuck me, not my planet"

La battaglia per il climate change è molto complicata e nessuno ha una soluzione. 

di Giuseppe Turani |

“Fuck me, not my planet”, fra i vari cartelli visti nelle sfilate di protesta per il climate change questo era certamente il più spiritoso (bellissima, fra l’altro, la ragazza che lo portava). Ma segnala anche un limite: grandissima protesta, per cosa?

1- E qui vengono le note amare. Del riscaldamento globale sappiamo che esiste, ma quasi nulla più. Non è chiaro perché avvenga: c’entrano le attività umane o è solo madre natura?

2- Genericamente si dice che bisogna “decarbonizzare” le nostre società, cioè avere meno CO2. Meno automobili, meno industrie, meno riscaldamenti? Un arretramento secco nei nostri stili di vita e nelle nostre abitudini?

3- E quanto costerebbe decarbonizzare il mondo, ammesso che sia possibile?

4- E ai paesi emergenti chi glielo spiega che si devono fermare? Basta crescita. Si accontentino del loro relativo sottosviluppo.

Come si vede, la partita del climate change non è affatto semplice. Oggi, chi attacca Greta viene lapidato, ma io insisto: la ragazza non sa quasi niente e diffonde solo messaggi terroristici e inutili. In gioco non c’è alcuna estinzione del pianeta. Si tratta solo di rallentare l’aumento delle temperature del pianeta. E questo si può fare solo se gli Stati (o un numero abbastanza grande e importante di loro) trova un accordo su alcune misure, inevitabilmente parziali e limitate.

Tutto questo, comunque, ha un costo rilevante e presenta il rischio, se gestito malamente, di precipitare in una recessione mondiale. Greta, insomma, è la preistoria della lotta al climate change, qualunque cosa dicano i suoi ammiratori. Maneggiauna clava, non l’intelletto.

Una soluzione ci sarebbe per avere energia a emissioni zero: la scelta nucleare. Ma proprio gli ambientalisti sono stati, e sono, i più fieri avversari di questa possibile soluzione. E il sospetto che molti di loro sognino un ritorno all’epoca delle carrozze a cavalli rimane.

In sostanza, Greta e i suoi seguaci segnalano un problema (ben noto, peraltro), ma non indicano alcuna soluzione possibile. Dopo queste imponenti manifestazioni di massa, siamo esattamente al punto di prima.

Il mondo cercherà di rallentare un po’ l‘aumento del riscaldamento del pianeta, ma non bisogna attendersi grandi successi.

L’anno prossimo, quindi nuove manifestazioni e magari una nuova Greta. Speriamo più simpatica.

= fine =