Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Greta bye bye

Andare contro il climate change è complicato. Servono molta ricerca e molta tecnologia. "Tornare indietro" non serve e non sarebbe accettato.

di Giuseppe Turani |

Greta si, Greta no? Proviamo a lasciare da parte l’inutile ragazzina e ragioniamo. Il problema del climate change esiste. E infatti da anni se ne stanno occupando in molti. Con non grandi risultati, va detto. E questo perché la questione è complessa e gli attori coinvolti (gli Stati) sono centinaia.

1- La possibilità di fare qualcosa contro il riscaldamento globale esiste.

2- Purtroppo, è stato anche calcolato il possibile costo: fra i 50 mila e i 120 mila miliardi di dollari. Una cifra immensa.

3- E ci sono problemi politici seri. Obama, che è persona per bene (l’ultimo pranzo di gala Casa Bianca lo ha dato per l’Italia di Matteo Renzi, pura amicizia) durante la sua presidenza ha ridotto le emissioni di CO2, significativamente. Purtroppo, i provvedimenti hanno colpito alcuni Stati americani molto carboniferi, che poi hanno votato in massa per Trump. Trump può quindi essere considerato come il prodotto della giusta lotta di Obama alle emissioni serra.

4- Anche se domani mattina, per miracolo, i paesi più sviluppati riuscissero a ridurre a zero le loro emissioni di CO2, rimarrebbe il problema dei paesi emergenti: come si fa a dire loro di fermarsi, di non crescere, di rimanere ancora qualche decennio (o secolo) nel sottosviluppo?

Non esiste una risposta a tutti i problemi qui posti. Il mondo è quindi condannato come dice la piccola (non sapiente) Greta?

No. C’è la tecnologia. Bisogna investire tutto il possibile in tecnologia per metterci in grado di fare quello che facciamo oggi, ma inquinando meno. Quindi carburanti, motori, sistemi di riscaldamento e raffreddamento.

Non esiste altra strada.

Il ritorno a una civiltà agricola silvo-pastorale non ha senso e non sarebbe comunque accettato dalla gente.

Solo la ricerca e la tecnologia ci possono salvare, con tanti saluti a Greta.