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Perché Salvini si deve dimettere

Savoini era inutile e non aveva niente da scambiare, solo l'amicizia con il ministro dell'Interno. (Salvini e Savoini sulla piazza Rossa)

di Giuseppe Turani |

In qualunque paese normale Matteo Salvini si sarebbe già dimesso, avrebbe lasciato per sempre la politica e starebbe volando, su un aereo di Stato, verso una confortevole dacia in Crimea. Invece non accadrà niente, siamo in Italia, paese bizzarro come pochi. Elenchiamo i fatti.

1- I magistrati milanesi stanno cercando soldi e altro in collegamento con il Russiagate. Sono bravissimi, ma non troveranno niente. I leghisti non avranno letto Hegel e nemmeno Carlo Marx, ma con i soldi ci sanno fare, hanno buoni commercialisti, sono bravi come prestigiatori, tutta Italia sta ancora cercando i 49 milioni spariti, ma non si trovano. Probabilmente sono già in Sud America o in qualche sperduta isoletta del Pacifico.

2- Savoini esiste. Adesso Salvini è nel mood ”Savoini chi?”, ma mente (e già questo sarebbe sufficiente per fargli lasciare la politica). Ci sono tot foto di lui e Savoini in amicizia, abbracciati, anche sulla stessa piazza Rossa.

3- Savoini va alla trattativa all’Hotel Metropole in compagnia di un importante avvocato d’affari internazionale (giusto). Bene. Se io telefono allo studio di questo avvocato, di sicuro vengo respinto già al centralino. Invece l’oscuro Savoini (che non è Bill Gates) viene ricevuto e poi accompagnato a Mosca, addirittura. Trattamento vip o forse super vip. Chi ha pagato la parcella (che suppongo salatissima)?

4- L’Eni. Savoini stava, si dice, trattando forniture di petrolio con l’Eni. Forse la carriera di Salvini è stata troppo rapida e non ha fatto in tempo a sapere bene che cosa è l’Eni. Anni fa un loro campo petrolifero in Egitto viene circondato da terroristi. Le trattative con le autorità vanno a rilento, si teme per l’incolumità degli uomini dell’Eni. Egidio Egidi, capo dell’Agip, decide che è ora di passare all’azione. Riempie due aerei di mercenari portoghesi, con le mostrine dell’Eni (cane a sei zampe) sulle divise. L’ordine è chiaro: rivoglio i miei uomini. Quando gli assedianti egiziani vedono sbarcare il commando Eni, armato fino ai denti, si danno a fuga precipitosa. E Egidi può riabbracciare i suoi uomini.

Ecco, Salvini e Savoini, volete raccontarmi che l’Eni aveva bisogno di voi per comprare del petrolio russo?

Se conosco un po’ (e conosco) gli uffici moscoviti delle aziende italiane, direi che almeno metà dello staff tecnico di Putin è sul libro paga dell’Eni. I capi dell’ufficio di Mosca del cane a sei zampe possono parlare con Putin stesso quando vogliono, trattare e chiudere affari, anche per telefono. Savoini, cioè, era del tutto inutile.

5- Ma se era inutile, che cosa ci faceva lì? Una trattativa, e infatti si era portato dietro un avvocato d’affari internazionale A un costo, azzardo, di 500 euro all’ora, dall’uscita di casa?

La trattativa, conferma l’avvocato, non è andata a buon fine (e ci credo, l’Eni compra petrolio dai russi fin dai tempi di Adamo e Eva, non aveva bisogno di Savoini).

6- Benissimo. Riassumiamo. I russi avevano il petrolio, l’Eni i soldi, Savoini che cosa portava nell’affare? La sua simpatia, l’essere un modesto brasseur d’affaires (anche neonazista, per di più), sconosciuto a tutti?

7- No. Purtroppo, portava una cosa sola: Matteo Salvini.

8- Ecco perché il ministro dell’Interno se ne deve andare. Subito.