Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Sfaccendati al governo

Nessuno capisce niente e nessuno fa niente. Solo bizzarrie e stupidaggini. Sembra una comitiva scolastica in gita premio.

di Giuseppe Turani |

Il bello dell’avventura, se ci pensate, è l’avventura. Esattamente come il bello del viaggio è il viaggio, non la meta. E questo è lo stato d’animo dei ministri gialloverdi. Ormai è passato più di un anno e tutti stanno a fare bilanci più o meno complessi. Ma la verità è assai più semplice: se escludiamo un paio di persone (Tria e Giorgetti) gli altri proprio non sanno nemmeno che cosa stanno facendo. Si godono il viaggio, le auto blu, le segreterie, gli emolumenti.

Non sanno niente dell’economia italiana e nemmeno pretendono di occuparsene. Hanno solo in testa delle loro fissazioni ideologiche. Non capiscono nemmeno di politica. Salvini che secondo tutti dovrebbe essere il genio della vecchia arte della politica, ha impiegato due giorni per capire che in Europa lo avevano suonato davanti e dietro e adesso vive nell’incubo che non sia ancora finita. In teoria deve nominare un commissario, e lo vorrebbe di peso. Ma i commissari devono essere approvati dal parlamento (dove lui non ha nemmeno 30 voti su oltre 700). Teme, a con ragione, che il parlamento europeo, presieduto da Sassoli, gli faccia lo scherzone di ricusare pubblicamente durante l’audizione obbligatoria il suo candidato, anche perché non ha delle stelle di prima grandezza da presentare, ma solo delle scartine. Insomma, lo hanno lasciato fuori da tutto (nemmeno una vicepresidenza) e adesso incombe il rischio che gli rimandino indietro il suo candidato, tutto ammaccato, segnato da un voto negativo del Parlamento europeo.

E questo sarebbe quello che sa fare politica. Gli altri sono pure peggio. Hanno minimizzato i 7,6 miliardi di euro chiesti da Ue (e accettati dall’Italia) per non aprire la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo (non si sono nemmeno presentati in consiglio dei ministri). C’è voluto il solito Tria per ammettere: è stata una bella botta, fischia.

I 5 stelle hanno puntato tutte le loro carte sul Reddito di cittadinanza. Ma solo una piccola parte di quelli che ne avevano diritto lo ha richiesto, le somme distribuite sono al limite dell’offesa (a volte anche poche decine di euro), ma nessuno protesta: l’intera impresa si è rivelata una farloccata, perdita di tempo. Prima lo aboliscono, meglio è.

Di Toninelli è inutile dire, ormai è una star internazionale, nel senso che ridono anche in Canada. L’ex dj Foffo, oggi ministro della Giustizia, è inesistente e anche lui fa un po’ ridere.

Del resto della compagnia, assiepato sul pullman del governo, è meglio tacere. Si stanno godendo il viaggio e probabilmente si stanno chiedendo anche loro: ma che cosa ci faccio qui? Come è successo?

Però possono fare ancora dei danni. I 5 stelle, ormai in agonia, malati terminali (persino Grillo non se li fila più), per risollevarsi pensano di dover riscoprire le proprie origini, ridiventare i rompicoglioni che sono stati (“E allora il Pd?”). Hanno poche idee, ma qualcuna l’hanno messa insieme. Riuscire a chiudere Taranto (la più grande acciaieria d’Europa) sarebbe un bel colpo: bancarelle di fiori, panchine, laghetti, acquari per i pesciolini e, per fare due soldi, allevamenti di cozze, che forse la ministra Lezzi medita di andare a vendere personalmente sui mercati del Nord Europa. Il governo del cambiamento, urca.

Ma non basta. Nel Nord Est il governatore del FVG vuole tirare su il suo muro contro la Slovenia: 243 chilometri. E non arrivano gli infermieri. Anzi, Salvini è d’accordo con lui.

Tutto questo ribollire di roba da svalvolati in un paese che si trova dentro la morsa di un forte e spaventoso declino demografico e di un’economia che è l’ultima in Europa, ristagnante e stanca.

Intanto, la lotta ai negher continua e questo sembra far felice il popolo, mai così demente come in questa stagione.