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Il Renzi vero

E' quello delle riforme istituzionali, quello delle origini.

di Giuseppe Turani |

Certi renziani super-doc sono tremendi. E letali. Non puoi fare un ragionamento sul loro idolo che subito danno di matto, si sprofondano in dietrologie, gli scappa l’insulto, si dicono stupiti.

Allora bisogna cercare di essere chiari.

Renzi, l’ottimo Renzi, è un signore che ha perso tutto quello che poteva perdere chi sta in politica: ha perso il referendum, ha perso la presidenza del Consiglio, ha perso il partito.

In queste condizioni qualunque intervento critico dovrebbe essere benvenuto: c’è tanto da capire. Urlare alla lesa maestà, come fanno i renziani super-doc è ridicolo. Non c’è nessuna lesa maestà perché non c’è alcuna maestà. C’è solo un signore, uno di noi, che ha scelto di fare politica.

Se ha perso così tanto è perché ha fatto degli errori. Sapeva fin da bambino di avere dei competitor. Ma i renziani super-doc non vogliono sentir parlare di errori. Loro porterebbero in giro a spalle il loro idolo come la Madonna pellegrina.

E invece giova discutere perché c’è un risvolto interessante. E si tratta del fatto che il Pd di Zingaretti non va da nessuna parte. È come una carriola affondata nel fango, non si muove. E la ragione è duplice: non ha idee e non ha un leader. Zingaretti, sia detto con affetto, ha la faccia dell’idraulico che chiami tre volte al giorno e che non viene mai. Non è un leader. Dopo tanta militanza ha imparato a parlare anche per ore senza dire niente.

Ma oggi vince chi ha un leader e chi ha delle idee. Salvini insegna che ne basta anche una sola (e pure sbagliatissima nel suo caso).

La verità, nel caso del Pd, è che un leader naturale esiste. E si tratta appunto di Matteo Renzi. Può piacere o non piacere, ma oggi non esiste altro leader. C’è tanta brava gente valida (basta aver sentito una volta Anna Ascani per capire che è una forza della natura), ma come leader, capace di imporsi all’attenzione della gente e degli avversari c’è solo Renzi. Prima o poi il Pd stesso lo capirà e tornerà sui suoi passi. In caso contrario affonderà definitivamente, e ciao.

C’è però una precisazione da fare. Renzi aveva occupato la scena politica da vincente (prendendo tutta la posta, partito e istituzioni) con l’idea di lanciare una sorta di socialismo liberal-democratico, con un set completo di riforme adeguate alla bisogna.

Sconfitto nel referendum, ha scelto di accantonare quel set di riforme, e adesso bordeggia aggrappato alla cronaca quotidiana.

Può e deve risorgere, ma deve tornare a sventolare quelle bandiere che ha messo da parte. Al di là dei disastri salviniani, questo paese è comunque perso senza un profondo insieme di riforme, chiunque governi.

Un Renzi 2 non è fuori dal mondo, a patto che sia molto simile al Renzi delle origini, quello doc, quello vero.