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No alla repubblica del Nord Est

Salvini vuole più autonomia per le "sue" regioni. Ma sono troppo razzisti, meglio di no.

di Giuseppe Turani |

Quando in Italia si pronuncia l’espressione “autonomia regionale” è quasi automatico approvare sempre. Ma è un errore. Le regioni italiane sono già abbastanza autonome, fin troppo. E, mediamente, dispongono di una classe politica persino peggio di quella nazionale (perché meno controllata dai media).

Adesso Salvini insiste perché si approvi un ulteriore allargamento dei poteri delle regioni. Gli va detto di no. Il suo disegno è infatti abbastanza chiaro. Poiché controlla Lombardia, Veneto e Friuli punta a avere una sorta di Repubblica del Nord Est, libera di fare quasi tutto quello che vuole.

E che cosa vuole, purtroppo, è chiarissimo. A Trieste hanno fatto una maratona dalla quale volevano estromettere gli atleti africani (razzismo puro). Solo una protesta generale li ha indotti a ammettere quegli atleti, che poi hanno vinto.

Nelle scuole è un continuo tentativo per umiliare i ragazzi di origine straniera o poveri. In genere tagliandoli fuori dalla mensa (un cracker e una scatoletta di tonno). Cosa che viene evitata perché, appena circola la notizia, da tutta Italia piovono soldi per pagare la mensa di quelli che non hanno soldi.

Chi ha solo un po’ di memoria ricorderà il caso della bambina di Verona, messa appunto a cracker e tonno perché il papà non aveva soldi per la mensa. Il calciatore Candreva telefona e dice: “Pago io, datele da mangiare insieme agli altri”. La preside: “Guardi che qui nelle stesse condizioni ci sono più di 30 bambini”. E Candreva: “La faccio chiamare dal mio manager: paghiamo noi per tutti”.

Una storia vergognosa (per la scuola), che può verificarsi solo nel Nord Est leghista.

Ma questo è il mondo che hanno in mente i leghisti: discriminazioni e razzismo. Niente mensa per i bimbi poveri e niente atleti non italiani.

Dare più autonomia a questa gente significa solo lasciar crescere nel Nord Est una società “a parte”, fuori dalle tradizioni di generosità, solidarietà e apertura del nostro paese.

È una loro idea. Loro sognano un’Italia autarchica, chiusa in se stessa, fatta solo di italiani “veri”.

Sono degli idioti. Qualcuno ha appena fatto i calcoli per il Lazio: che cosa accadrebbe se domani mattina tutti gli immigrati se ne andassero? Se tornassero a casa loro?

Un disastro per gli anziani, gli ospedali, per certi lavori, con un crollo del Pil regionale. Gli stessi calcoli, per il Nord Est, porterebbero a risultati ancora più esplosivi.

In sostanza, il Nord Est deve parte del suo recente miracolo economico anche agli immigrati (messi a lavorare nel sottoscala). Ma politicamente sono per “prima gli italiani”.

Prima chi lavora e fatica, da qualunque parte del mondo sia arrivato.