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Il governo dei dementi

Nei conti dello Stato mancano 23 miliardi, ma Salvini e Di Maio fanno finta di non vedere.

di Giuseppe Turani |

Da quando il ministro Tria si è deciso a parlare chiaro, Salvini e Di Maio fanno finta di non capire quello che dice. L’ultimo caso riguarda l’aumento dell’Iva a partire dal gennaio del 2020. Tria ha detto che, in mancanza di alternative, l’aumento scatterà (23 miliardi). Subito, i due corrono in tv a dire che non è così e che l’Iva, con loro al governo, non scatterà, mai.

Non dicono, però, da dove salteranno fuori i 23 miliardi necessari per congelare l’aumento dell’Iva (che fa parte delle clausole di salvaguardia).

Tria, invece, ha fatto i conti (2+2 = 4, nonostante la maggioranza giallo-verde). E ha visto che senza aumento dell’Iva i conti non si chiudono: da qui la sua affermazione.

D’altra parte, Salvini e Di Maio hanno preteso un sacco di cose (flat tax, reddito e pensione di cittadinanza, quota 100). Tutta roba che costa molti soldi.

E Tria annota nei suoi registri: se volete tutta questa roba, per il 2020 servono appunto 23 miliardi in più che oggi non ci sono.

Niente. I due continuano a non capire e a pensare che con una crescita vicina a zero sia possibile diminuire le tasse, regalare stipendi in giro e mandare la gente in pensione 6 o 7 anni prima. Come se il bilancio dello Stato fosse una specie di uovo di Pasqua.

In realtà, una strada per farli contenti esiste: fare nuovi debiti. Banca d’Italia ha appena ricordato che diminuire le tasse facendo debiti è una sciocchezza. Ma Salvini e Di Maio ritengono Bankitalia un pericoloso covo di comunisti, e infatti stanno pensando come scippare l’oro che garantisce sui mercati gli ingenti debiti che abbiamo già fatto. Poi, esiste un accordo internazionale in base al quale questo oro non potrebbe essere venduto, ma ovviamente loro due se ne fregano: dateci l’oro e vi faremo vedere, lo vendiamo a Hong Kong. Due dementi.

Alla fine, avrà ragione Tria, sulla base non dei voti (che non ha preso perché non è mai stato candidato), ma sulla base delle leggi eterne dell’algebra.

Avanti verso un futuro più povero.