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Forconi nella suburra gialloverde

Volano i dossier diffamatori dentro il governo, ma i conti non tornano.

di Giuseppe Turani |

Ormai il governo gialloverde fa paura anche solo a guardarlo. Al suo interno in pratica ci si aggira in una selva di coltelli, tradimenti, accuse anonime, delazioni, correnti. Contro il ministro Tria, che li ha aiutati sin troppo, si è scatenato una sorta di pogrom, che coinvolge parenti e familiari e che non ha precedenti. L’obiettivo è quello di convincerlo a tornare in università, togliendo il disturbo: altro potere da distribuire. Non siamo nemmeno al basso impero, ma proprio alla suburra. Laura Castelli, che nulla sa, vorrebbe strappare a Tria i dossier Alitalia e Tim, altri ignoranti patentati puntano a altri dossier. Ma intanto, tutti devono difendersi dai micidiali dossier personali che vengono redatti contro di loro dai loro stessi compagni di partito.

Insomma, tutta la merda che poteva essere lanciata nel ventilatore è stata lanciata.

Intanto, il paese affonda sotto la gestione Salvini-Di Maio. Tutti gli esperti mondiali lo hanno spiegato. Ma i due vogliono andare avanti (mai fatta una vita così straordinaria). E vogliono continuare con la loro politica dissennata di distribuzione di soldi.

L’impatto con la realtà non li spaventa. Sono sicuri di poter avere un tale successo alle europee, che poi sarà facilissimo ricattare Bruxelles e la Bce per poter fare altri debiti. E proseguire in questa specie di schema Ponzi della politica economica (con i nuovi debiti si pagano gli interessi sui vecchi).

Naturalmente sbagliano. I tempi sono cambiati. E infatti i più accorti fra i leghisti e i 5 stelle, stanno pensando di rimettere tutto nelle mani di Mattarella, pregandolo di trovare lui una soluzione decente. A differenza dei folli come la Castelli, sentono per aria l’odore dei disastri e del popolo che li insegue con i forconi.