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Gialloverdi in caduta libera

Il 60 per cento dei loro elettori si dichiara deluso. Non governano e sono sempre in campagna elettorale.

di Giuseppe Turani |

Molti sono portati a considerare il sondaggio Swg che assegna al Pd una quota del 30 per cento (quasi il doppio rispetto ai dati attuali) uno svarione della casa di sondaggi. Come l’idea che il 60 per cento degli elettori gialloverdi ne abbia già piene le scatole dei suoi ministri.

Invece sono entrambe cose che hanno un senso, che si iscrivono nella storia recente. Il Pd, nonostante la pochezza dei suoi dirigenti (quasi ridicoli ormai) e l’evidente inadeguatezza a tutto, rimane comunque un partito che ha governato decentemente negli ultimi sette anni e resta l’unica alternativa se si vuole sfuggire dall’idiozia gialloverde.

Ma come mai Di Maio e soci sarebbero in caduta libera? Il 4 marzo, secondo me, l’Italia ha gridato un immenso “Vaffa” a chi aveva governato fino a quel momento (cioè il Pd) e ha deciso di provare i nuovi.

I nuovi si sono rivelati peggio del prevedibile. Arruffoni, litigiosi, portati a assumere parenti e amici, sordi a qualunque osservazione, come tanti piccoli messia con la verità in tasca. Non hanno mai governato (qualunque cosa dica Di Maio), hanno solo fatto cose per le loro campagne elettorali: debiti per trovare soldi da distribuire al popolo, distribuzione cioè di benessere che non c’è. E coglionate. Qualche sera fa c’era il bravo Alessandro Sallusti in tv e un gialloverde gli stava spiegando perché è giusto che chi prende una pensione di 5 mila euro paghi un contributo di solidarietà. Sallusti ascolta educatamente e poi tira la coltellata definitiva al demente, pochissime parole: “Scusi, lei guadagna come deputato 14 mila euro al mese, quanto versa come contributo di solidarietà?”. Ovviamente non c’è stata risposta.

In più ostentano un disprezzo quasi totale verso il mondo reale. Tutti stanno spiegando che qui si sta correndo verso la recessione, ma loro niente. Non esiste un imprenditore al mondo sodisfatto delle tremende leggi sul lavoro del mailavoratounminuto Di Maio: la risposta è che “abbiamo eliminato la povertà”. Oppure che: “a 32 anni sono lieto di aver inventato un nuovo welfare”. Cioè se la cantano e se la suonano.

Tutti sanno che per i famosi 10 mila “navigator” da assumere non ci sono nemmeno le scrivanie e i telefoni: non importa, lavoreranno dal bar. Tanto non avranno niente da fare: si tratta di dieci mila disoccupati che dovrebbero trovare lavoro a qualche altro milione di disoccupati. Lavoro che non c’è. Bene, staranno al bar e diventeranno campioni mondiali di boccette.

Quell’altro bel tomo, il Felpa, gira sempre in divisa, come a dire: “Sono pronto a correre in vostro aiuto”. Intanto, litiga con tutta l’Europa decente e sbatte in mezzo alla strada gli immigrati: ormai sono 600 mila. Un altro ministro dell’Interno si metterebbe le mani nei capelli all’idea di 600 mila sbandati in giro per il paese, lui no. Se poi vanno a dormire a Roma Termini e magari infastidiscono qualche anziana signora (meglio se di sinistra, strillano di più), lui ha i tweet e le dirette FB già pronte: vergogna. Se invece un bergamasco squarta la moglie a colpi di accetta, zitto.

Tutti giochini elettorali. Solo che la gente, forse, comincia a capire che qui non governa nessuno. E capisce anche che invece servirebbe un governo per bene, autorevole, stimato in Europa.

E quindi il 60 per cento degli elettori gialloverdi ne ha già le scatole piene. E il Pd potrebbe arrivare al 30 per cento. Ma scommetto che rovinerà tutto: troppi leader e troppo scadenti, troppe idee confuse e spesso nessuna idea.