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Non ci sarà nessun boom anni '60

Di Maio e Casaleggio non sanno niente, ma in compenso delirano. La rivoluzione informatica c'è già stata. Sono loro due a essere in ritardo.

di Giuseppe Turani |

Impossibile dare torto a Umberto Minopoli, quando scrive che: “Di Maio è il simbolo del sonno italiano: il Titanic affonda e lui, ubriaco sulla tolda, straparla di boom economico alle porte. Delirio. Il 2019 si presenta come l'anno dello sprofondo: la produzione industriale si è fermata. Anche in Europa si difende il premier Conte. Non ci dice che se l'Europa ha il raffreddore, l'Italia ha la polmonite: sta entrando nella recessione conclamata. E non per virtu' dello Spirito Santo.”.

1- Ma c’è di più. La dichiarazione di Di Maio conferma che quelli che stanno alle sue spalle (la Casaleggio) sono ignoranti quanto lui. Solo chi non sappia niente, ma proprio niente, di storia economica può immaginare nell’immediato futuro un altro boom anni ’60.

2- Quel boom avvenne in un contesto di economia mondiale post-bellica in crescita.

3- E fu trascinato all’interno da alcuni drive importantissimi:

- Rete infrastrutturale da costruire (strade, telefoni, energia elettrica)

- motorizzazione del paese (motorette, scooter, automobili)

- disponibilità di mano d’opera meridionale a costi bassi

- avvio di case popolari e welfare

- popolazione italiana in crescita

- flusso di grandi innovazioni tecnologiche

4- Di tutto questo oggi non resta nulla. Semmai abbiamo quasi l’esatto contrario di tutto. La popolazione è in diminuzione costante. La mano d’opera del Sud non cerca una fabbrica al Nord, ma un reddito di cittadinanza da incassare sul proprio divano.

5- Ma - Dice Di Maio – se gli anni ’60 sono stati gli anni delle autostrade, noi faremo quelle informatiche. Si calmi: nella civiltà informatica siamo dentro da qualche decennio. Amazon esiste già, come Google e tutto il resto. I risultati, per noi, finora sono stati molto modesti: provi a chiedersi perché.

6- Tutti gli anni i governi indiano e cinese mandano una commissione nella Silicon Valley per studiare quel fenomeno. E tutti gli anni la risposta è la stessa: non imitabile. La Silicon è un misto di altissima istruzione, di centri di ricerca straordinari (al Jpl progettano le missioni spaziali, mica le piattaforme Rousseau, hanno mandato ai confini del sistema solare delle sonde caricate con computer equivalenti a un Commodore per ragazzi, nessuno sa come abbiano fatto, ma quelle sonde ancora trasmettono…), di capital venture disposti a rischiare, di gente che inventa cose fantastiche nei garage. Di libertà quasi assoluta. Siamo all’opposto di un mondo dominato da una setta fanatica e diretta da ignoranti.

7- Ancora: nella Silicon Valley trovi tutti, compreso il nostro Federico Faggin, l’inventore del microchip (ma è andato alla Intel a inventarlo…), non chiedono il passaporto a nessuno, basta che siano bravi e hanno subito un posto a tavola.

8- Non è, come si vede, il ritratto dell’Italia di oggi e meno ancora dell’Italia immaginata e rappresentata dallo svalvolato Di Maio, che fatica con i congiuntivi.

9- A Pasadena, sede del Jpl, i ricercatori vivono in villette sparse sulle colline che circondano la sede principale. Ogni domenica sera vengono visitati dai responsabili di Microsoft e delle altre big dell’informatica: vogliono essere sicuri che nel week end non abbiano inventato qualcosa di potenzialmente catastrofico per i loro affari. A Pomigliano, giovane Di Maio, non va nessuno, solo tu e Dibba.

10- In conclusione. Il grande boom tipo anni ’60, trascinato dall’informatica, non ci sarà perché la rivoluzione informatica c’è già stata. Altrove.

P.S. = breve nota sul Jpl, ecco la rivoluzione informatica

Quasi tutti i 177 acri (72 ettari) del campus del JPL si trovano nella città di La Canada Flintridge (California), ma il quartier generale e altri importanti edifici sono a Pasadena (il cui indirizzo è 4800 Oak Grove Drive, Pasadena, CA 91109). Il laboratorio conta circa 5 000 impiegati a tempo pieno e almeno un migliaio di appaltatori supplementari vi lavorano ogni giorno; sono inoltre presenti numerosi studenti universitari. Il laboratorio è aperto al pubblico una volta all'anno (solitamente il primo week-end di maggio). Sono inoltre possibili visite limitate durante l'anno - previa prenotazione in largo anticipo. Sono migliaia gli scolari provenienti dalla California del sud e altrove che visitano il laboratorio ogni anno.