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Il fuoco del dissenso

Salvini e Di Maio ostentano sicurezza, ma le loro basi cominciano a essere nervose e insofferenti: troppe chiacchiere e pochi fatti veri.

di Giuseppe Turani |

Il governo del cambiamento sembra voler correre felicemente contro l’Europa intera, immaginando che questo porti a Lega e 5 stelle valanghe di voti. E forse sarà anche così. Ma sotto la cenere dei proclami sempre più mussoliniani di Salvini e Di Maio comincia a covare un bel po’ di fuoco.

Nel Nord, ad esempio, serpeggia una certa insofferenza proprio nei confronti di Salvini, accusato di aver svenduto il progresso dei produttori per avere il permesso dai 5 stelle di picchiare duro sugli immigrati e sui diversi. La base leghista del Nord è un po’ razzista, questo è chiaro, ma prima di tutto sono imprenditori, artigiani e uomini d’affari. E sono sempre più convinti che cose come il decreto “dignità” di Di Maio siano delle bestialità contrarie allo sviluppo delle aziende e degli affari. Già oggi sono decine di migliaia i posti di lavoro persi nelle loro zone. E il fenomeno non sembra fermarsi.

Inoltre, tutti avvertono che la congiuntura sta rallentando: la lotta ai “negher” potrebbe anche fermarsi. Persino la Germania è in frenata e questo per il Nordest è un fatto terribile: si tratta infatti del loro miglior cliente.

I messaggi che arrivano quindi a Salvini sono abbastanza chiari: è ora di pensare ai conti e a riannodare le fila con l’Europa.

Per ora il Capitano, come stupidamente si fa chiamare, se ne frega, ma la pressione sta salendo: e, se non saltano fuori in fretta i soldi per ricostruire le regioni disastrate, tutto potrebbe esplodere all’improvviso.

Stessa cosa a Genova, dove le lungaggini dei 5 stelle (che pensano che il cemento sia il diavolo), stanno facendo perdere la pazienza a tutti. La Superba non è più la città di una volta (sarebbe già esplosa rincorrendo i pentacosi con scarponi chiodati…), ma forse le energie per un’ultima rivolta ci sono ancora. Lo ha capito persino il presidente della Regione, Toti, che ha detto che è ora di lasciar perdere la scemenza del reddito di cittadinanza e di ricostruire davvero il ponte Morandi. Fuoco sotto la cenere.

Dentro i 5 stelle le cose vano ancora peggio. Ci sono gli idioti (una riserva quasi infinita) che vogliono eliminare il “senza vincolo di mandato” dalla Costituzione per chiudere ogni dissenso. Ma, intanto, il dissenso cresce e sempre più grande è la convinzione che Di Maio non sia più in grado di tenere insieme il Movimento. Le spinte centrifughe, in tutte le direzioni, aumentano quasi ogni giorno.

In più, e questo è un altro elemento che nel Nord rimproverano a Salvini, la storia del reddito di cittadinanza si sta rivelando per quello che è sempre stata: non cambiamento, ma ennesima manovra assistenziale a favore del Sud, ennesimo trasferimento di risorse dal Nord produttivo al Sud nullafacente.

Senza dire che la stessa meccanica del reddito di cittadinanza si va complicando: già girano le istruzioni (anche in televisione) su come fregare le norme che lo regoleranno. Alla fine, è quasi certo che l’intera vicenda si concluderà con una serie clamorosa di truffe, come già avvenuto in passato per le pensioni di invalidità e di anzianità.

Il tutto in un contesto di isolamento totale e con un paese che sta correndo verso la recessione. E dove il numero degli “irregolari” continua a crescere perché il Capitano, in realtà un emerito pasticcione, li sta buttando nelle strade a ingrossare la fila della malavita. È lui stesso, insomma, che crea quell’insicurezza che dovrebbe eliminare come ministro dell’Interno.

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