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Per una ciotola di spaghetti

I piccoli trucchi del sindaco di Lodi per negare la mensa ai bambini degli immigrati. 

di GIUSEPPE TURANI |

 

L’Italia non è mai stata razzista. Negli anni ‘50-‘60 qualche sconsiderato aveva esposto cartelli con su scritto “non si affitta ai terun” ma i terun in qualche modo erano venuti al nord e gli ex braccianti della Puglia, della Calabria e della Sicilia erano diventati operai della Fiat, della Breda, della Pirelli che hanno fatto il miracolo economico. Sappiamo tutti che senza quelle braccia il miracolo non ci sarebbe stato, e siamo grati. Oggi gli ex braccianti meridionali e i loro figli e nipoti sono perfettamente integrati e indistinguibili dal resto della popolazione.

L’Italia ha avuto nel tempo anche comunità di stranieri perfettamente integrate: cinesi, albanesi, eritrei, somali.

Una delle forze di Milano e del nord in genere è sempre stata la capacità di attirare talenti e di servirsene. Basterà pensare che per moltissimi decenni la finanza milanese, ad esempio, è stata dominata da Enrico Cuccia e da Raffaele Mattioli, cioè da un siciliano delle montagne e da un abruzzese. Entrambi in qualche modo hanno anche segnato la cultura e lo stile di Milano. Di Cuccia basterà ricordare la missione a Lisbona presso gli alleati per conto del Cln. Di Mattioli si sa che pur essendo il più eminente banchiere italiano di quegli anni, ha sempre procurato ad Antonio Gramsci, fondatore del Pci e prigioniero dei fascisti tutti i libri che desiderava e più tardi ha pagato personalmente le spese della clinica dove Gramsci era stato ricoverato. Lo stesso Mattioli ha conservato per molto tempo nella sua cassaforte di Piazza Scala i Quaderni dal carcere di Gramsci prima di farli avere clandestinamente all’amico Pietro Sraffa a Cambridge.  

Si raccontano queste vecchie storie per rimarcare quale è stata la qualità della vita civile e politica di una Milano non lontana nel tempo. Una Milano che oggi guarda con orrore e disprezzo il sindaco di Lodi che si inventa un assurdo regolamento per lasciare senza mensa 200 bambini figli di immigrati. E viene schiaffeggiato due volte: la prima dalla popolazione che in poche ore ha raccolto 60 mila euro di donazioni per consentire a quei bambini di andare in mensa con i loro compagni, la seconda volta dal presidente della Camera, Roberto Fico, che ha detto molto chiaramente che il sindaco in questione deve prima chiedere scusa e poi riammettere quei bambini alla mensa senza fare più altre storie.

Di nostro aggiungiamo che anche il ministro dell’interno, il truce Salvini, farebbe bene a segnalarsi in questa vicenda con un gesto di umanità. Ma, forse, visto quello che è accaduto a Riace, è inutile sperare qualcosa in Salvini. Il sindaco di Riace ha certamente commesso qualche infrazione alla legge però gli va dato atto di due cose. La prima è che di fronte a uno sbarco di 400 emigranti lui, capo di un piccolo comune, si è offerto di prendersene in carico 200. La seconda è che bene o male a Riace è riuscito a costruire una comunità multietnica colorata, felice per quanto questo sia possibile. Ebbene, su questo esperimento, lodato in tutto il mondo, si è abbattuto una mattina una circolare del Viminale, in cui veniva annunciato lo smembramento della comunità di Riace e il trasferimento di tutti gli immigrati altrove.

Un gesto ovviamente inutile che aveva solo il sapore della vendetta. Poi di fronte alle numerose proteste lo stesso Viminale, resosi conto che in Italia non sono ancora ammesse le deportazioni, ha ammesso che gli esodi da Riace saranno solo volontari, cioè zero.  

Questi sono passi falsi che denunciano un desiderio di razzismo e di persecuzione dei diversi. Tutte cose estranee alla nostra cultura e alle nostre abitudini.

Il razzismo, che Salvini sta cercando di introdurre in Italia, è una bestia dura. Come abbiamo raccontato altrove, negli Stati Uniti Bob Kennedy per stroncare il razzismo nella università Ole Miss del Mississippi ha dovuto spedire laggiù il capo dei suoi US Marshall con due carrarmati e il reggimento della guardia nazionale. La battaglia è durata un giorno, ci sono stati due morti, ma alla fine lo studente nero è stato iscritto e da quel momento nessuna università americana ha più rifiutato l’iscrizione degli studenti di colore.  

Noi non siamo a quei livelli, per fortuna, però abbiamo dei segnali di razzismo che invece di essere combattuti dall’alto, come nel caso di Bob Kennedy ma anche del generale Dwight Eisenhower, vengono tollerati quando non addirittura incoraggiati.

Questa pratica deve semplicemente finire.