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Balordaggini by Savona

Dice di aver trovato 50 miliardi, ma non sono i suoi. E che la spesa pubblica farà crescere il paese, ma non è vero: la prova siamo proprio noi.

di Giuseppe Turani |

Sia benedetto il giorno i cui il presidente Mattarella ha rischiato una crisi istituzionale (gli scemi a 5 stelle volevano chiedere l’impeachment, peraltro inesistente ) pur di bloccare l’ascesa di Paolo Savona al ministero dell’economia, dove adesso siede il buon Tria.

Il Savona infatti sta dando i numeri: o il cervello gli è andato in  acqua o l’acqua gli è scappata per l’orto.

In rete si possono trovare analisi dotte e puntuali delle sue ultime esternazioni (“Ribalto la Ue e trovo 50 miliardi”). Ma ci si può accontentare anche di meno per i non specialisti.

Sono almeno due le sciocchezze più clamorose, anche se legate fra di loro.

1- Poiché abbiamo circa 50 miliardi di avanzo commerciale, il governo può usare questi soldi per fare tutto quello che aveva deciso flat tax, reddito di cittadinanza, ecc. Purtroppo, Savona dimentica che quei denari (50 miliardi di euro appunto) non sono nella disponibilità del governo. Sono delle imprese che hanno esportato, che hanno venduto prodotti all’estero e che sono state pagate. Sono della Brembo, della Fiat, di Armani, ecc. Per poterli utilizzare per progetti governativi, bisogna prima passare a un regime comunista: cioè nazionalizzare tutto e mettere le mani sulla cassa di Brembo, Fiat, Armani, ecc. Ma fino a quando le cose rimangono come sono quei 50 miliardi sono di chi se li è procurati con il duro lavoro. Quindi Savona non ha trovato 50 miliardi di euro: ha trovato zero euro.

2- Poi sostiene che aumentando la spesa pubblica (i famosi 50 miliardi che non sono suoi) si farà aumentare anche il Pil, cioè la crescita. Si tratta di una tipica dabbenaggine di keynesiani spendaccioni. Se quella asserzione fosse vera, l’Italia, campione europeo della spesa pubblica (2300 miliardi di debiti), dovrebbe essere anche il paese europeo più veloce. Invece è l’ultimo, persino dopo la Grecia. E è anche l’unico fra i grandi che non ha ancora raggiunto i livelli di benessere pre-crisi 2007. Tutti gli altri grandi paesi europei li hanno già superati.

Insomma, serve un ripasso. A settembre appello di recupero.