Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il governo immaginario

Il tempo passa, ma continuano a non esserci i numeri.

di Giuseppe Turani |

La cosa più buffa è che fra di loro, quando si incontrano, si chiamano già “Presidente” (Di Maio) o “Ministro” (della Giustizia, Bonafede), come i bambini che si facevano chiamare Sandokan o Tex Willer.

La seconda cosa buffa è che a Ivrea, una volta all’anno, il figlio Davide cerca di costruire il mito del padre Gianroberto. E qui bisogna essere chiari: non è mai stato un David Ricardo e nemmeno un Carlo Marx. Ma solo uno che ha detto e scritto coglionate senza senso, culminate in quell’immensa stupidaggine che sarebbe la democrazia diretta: si fa tutto via web, conta solo il web, la democrazia rappresentativa è morta.

Gli invitati d’onore a questa kermesse paesana sono dei poveretti ignoti alle folle e cultori di stramberie, dei mostri. E infatti il sapere resta sempre quello che era prima: i tentativi generosi di Davide di dare un ruolo al pensiero del padre fanno ogni volta un buco nell’acqua per la semplice ragione che quel pensiero non c’era.

In compenso, tanto per non smentirsi mai, cacciano dai loro inutili lavori il giornalista della Stampa Jacoboni, probabilmente quello che in questi anni ha spiegato più cose sui grillini di chiunque altro.

La terza cosa buffa sono le facce, da Di Maio in avanti. Sorridono sempre, ma un po’ meno. Hanno capito che fare il governo non sarà  facile (Salvini non vuole mollare Berlusconi e i grillini non possono accettare Berlusconi). I più svegli hanno anche capito che sarà un governo da quattro soldi, se si farà. Mal visto in Europa e quasi impotente in Italia. Fra evitare scatto automatico dell’Iva e altre cosette, qui bisogna trovare subito quasi 20 miliardi di euro, se non si vogliono aumentare le imposte. Quindi niente flat tax, niente reddito di cittadinanza, niente abolizione della legge Fornero. Niente scemenze.

Quando lo capiranno, ma ci vorrà ancora qualche settimana, saranno i primi a chiedersi perché mai dovrebbero andare a fare un governo del genere. E’ vero che Di Maio, pur di fare il presidente del Consiglio anche solo per un giorno, porterebbe al banco dei pegni anche la mamma, ma rischia di scomparire dalla politica per sempre. D’altra parte è difficile che abbia altre occasioni in avvenire, e quindi…

Meglio sarebbe (e non è detto che non finisca così) lasciare tutto nelle mani di Mattarella, che cerchi un bravo presidente del Consiglio, presentabile in Europa, e un bravo ministro dell’economia, altrettanto presentabile. Loro gli orgogliosi vincitori del 4 marzo, possono votare a favore, astenersi, uscire dall’aula e andare a fare caciara in piazza. O possono sparire, che sarebbe la cosa migliore. Tanto, dei loro programmi, già oggi non è rimasto più niente. Hanno fatto un gran rumore per nulla.

E l’assalto alla Cassa depositi e prestiti (che sono soldi della povera gente), per rovesciare qualche altro inutile miliardo sul Sud, va rinviato. Non esistono soldi per il Sud. Anche questo, lentamente, leghisti e grillini capiranno.

Qui, o si lavora o sarà dura per tutti.