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Dazi, ancora possibile un accordo Cina-Usa

Più che un inasprimento della guerra tariffaria, la riposta cinese alle maggiori tariffe Usa va intesa come un deterrente in attesa di colloqui più costruttivi.

di INTESA SANPAOLO |

Mercati Flash – 5 aprile 2018
a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo


Da seguire:

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Germania. Gli ordini di beni manufatti aumentano a febbraio di 0,3% m/m (destagionalizzato) e del 3,5% a/a (non destagionalizzato), dopo il calo di -3,5% m/m del mese precedente. L’incremento è legato all’aumento degli ordini esteri (+1,4% m/m), in particolare dal resto dell’Eurozona (+4,5%) che ha più che compensato la flessione degli ordini domestici (-1,4%). Per destinazione finale, il rimbalzo è dovuto esclusivamente ai beni di investimento, mentre calano gli ordini di beni di consumo e di beni intermedi. Le indagini IFO e PMI hanno segnalato un rallentamento della domanda nei primi mesi del 2018.

Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il calo del PMI composito a marzo a 55,3 da 57,1 di febbraio. Il PMI manifatturiero dovrebbe essere confermato in calo a 56,6 da 58,6, mentre il PMI servizi a 55,0 da 56,2 (indice tedesco a 54,2 da 55,3 e francese a 56,8 da 57,4). Nonostante il calo degli ultimi due mesi gli indici PMI ed altri indicatori di fiducia restano nel complesso coerenti con un proseguimento della fase di crescita al di sopra del potenziale nella media area euro. Tuttavia, è probabile che il picco per il settore manifatturiero sia ormai alle spalle.

Area euro. Le vendite al dettaglio in febbraio sono attese in aumento di 0,6% m/m dopo il calo dell’1,1% m/m dei due mesi precedenti. Se confermato, il dato lascerebbe le vendite in rotta per un aumento di 0,3% m/m a marzo. La fiducia dei consumatori è calata a marzo ma rimane ancora su livelli elevati. La dinamica di salari e occupazione dovrebbe sostenere la dinamica del reddito da lavoro nel corso di quest’anno.


Ieri sui mercati

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Area euro. La stima flash mostra l’inflazione in aumento all’1,4% a marzo da un precedente 1,1%. L’inflazione al netto di energia ed alimentari stagionali, misura preferita dalla BCE, è accelerata di un decimo all’1,3%, livello di agosto scorso. Sebbene in linea con le attese, il dato di marzo suggerisce che i segnali di rialzo dei prezzi interni rimangono ancora preliminari. L’inflazione potrebbe tornare indietro ad aprile, ancora su di un rallentamento della componente energia. Da maggio in avanti, la dinamica dei prezzi al consumo dovrebbe muover verso l’1,6%, grazie ad un aumento più deciso dei prezzi interni verso l’1,5% a/a.

ItaliaL’Istat ha incorporato nei dati sulla finanza pubblica del 2017 gli effetti degli interventi per il settore bancario. Il rapporto deficit/PIL è stato rivisto a 2,3% da una stima preliminare di 1,9% (l’obiettivo governativo era di 2,1%; permane comunque un miglioramento rispetto al 2,5% del 2016). Il rapporto debito/PIL è stato rivisto al rialzo a 131,8% da una precedente stima di 131,5%, e da 132% del 2016 (l’obiettivo governativo era 131,6%). La revisione sul deficit è più ampia del previsto, ma non dovrebbe impattare il saldo strutturale che è quello più rilevante ai fini del rispetto delle regole europee. La revisione al rialzo sul debito è tutto sommato marginale, in quanto permane un sia pur modesto calo rispetto al 2016 (in realtà il rapporto debito/PIL risulta poco variato negli ultimi quattro anni: 131,8% nel 2014, 131,5% nel 2015, 132% nel 2016, 131,8% nel 2017). In sintesi, a nostro avviso la revisione non ha effetti drammatici sul percorso di finanza pubblica, anche perché riteniamo che sia il deficit che il debito possano calare ulteriormente quest’anno. Tuttavia, le difficoltà nel percorso di miglioramento del saldo primario e di abbattimento del debito negli ultimi anni segnalano che la strada della disciplina fiscale non può essere abbandonata, e che il prossimo governo avrà margini di manovra ridotti per politiche espansive.

ItaliaLa disoccupazione è tornata a calare a febbraio, al 10,9%, dopo essere salita a 11,1% nel primo mese dell’anno. Il calo è stato più ampio del previsto. Nel mese si è registrato un aumento degli occupati pur in presenza di un calo del tasso di attività. Il calo dei disoccupati si è concentrato tra le donne e tra le classi di età intermedie (le più colpite in precedenza). Inoltre, la creazione di posti di lavoro a febbraio, a differenza che in tutto l’anno precedente, è dovuta all’occupazione stabile anziché a quella temporanea. In sintesi, il tasso di disoccupazione mantiene un trend al ribasso, sia pure lento e irregolare su base congiunturale. In prospettiva, anche sulla base delle valutazioni sull’occupazione da parte di imprese e famiglie, confermiamo la nostra stima di un calo del tasso dei senza-lavoro a 10,7% in media d’anno nel 2018 (dopo l’11,2% del 2017). Nel nostro scenario centrale, la disoccupazione calerebbe ulteriormente, attorno al 10%, l’anno prossimo.

Stati Uniti. La stima ADP degli occupati non agricoli privati a marzo registra un aumento di 241 mila, diffuso a tutte le dimensioni di impresa e a tutti i settori. La variazione di marzo è in linea con quelle viste da dicembre in poi, sempre marginalmente al di sopra di 240 mila al mese. I dati sono in linea con la nostra previsione di crescita degli occupati rilevati dall’employment report di circa 230 mila a marzo.

Stati Uniti. Bullard (St Louis Fed) ha ribadito che a suo avviso non c’è bisogno di alzare ulteriormente i tassi, in un contesto in cui la politica monetaria è circa neutrale e l’inflazione resta sotto il 2%. Kashkari (Minneapolis Fed) ha sostenuto una opinione simile, affermando che “non è chiaro che sia necessario alzare i tassi molto di più”, dato che si è vicini alla neutralità. 

Stati Uniti. L’ISM non manifatturiero a marzo cala a 58,8, da 59,5 di febbraio, in linea con le aspettative di consenso per una modesta correzione. Le prospettive di attività restano diffusamente positive, nonostante il rallentamento visto nel 1° trimestre, in parte legato al maltempo. L’indagine supporta la previsione di riaccelerazione della crescita nella parte centrale dell’anno. 

Cina. Poche ore dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato di voler introdurre un dazio punitivo del 25% sulle importazioni di 1333 prodotti cinesi, la Cina ha annunciato di voler introdurre a sua volta un analogo dazio del 25% su 106 prodotti importati dagli USA per un valore di 50 miliardi di dollari. Il primo round di dazi, annunciato qualche giorno fa dalla Cina (25% su 128 prodotti per un valore di circa 3 miliardi di USD) in risposta ai dazi americani su acciaio e alluminio, comprendeva per la maggior parte prodotti per cui la Cina potrebbe facilmente trovare degli altri fornitori e le cui esportazioni in Cina non sono troppo importanti per gli USA (quali ad esempio la carne e alcuni tipi di frutta). Questo secondo round di dazi è molto più rilevante perché potenzialmente, oltre a danneggiare gli esportatori americani, potrebbe danneggiare anche la Cina stessa. La lista comprende, infatti, oltre al tabacco, alcuni prodotti e componenti chimici, alcuni tipi di vettori aerei e di autoveicoli, cereali e i semi di soia, ossia prodotti di cui gli USA sono tra i maggiori produttori e di cui la Cina è tra i primi importatori. Dato che i dazi non saranno immediatamente effettivi, ma negli USA si dovrà attendere la fase di valutazione da parte degli operatori, è probabile che la risposta cinese sia un deterrente in attesa di colloqui più costruttivi tra i due paesi.