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Di Maio alla corte del Cavaliere

Fa il gradasso, ma può fare solo un governo tenuto al guinzaglio da Berlusconi.

di Giuseppe Turani |

Questa volta bisogna dar ragione a Vittorio Feltri: possibile che il paese che ha dato i natali a Galileo e Leonardo da Vinci debba perdere tempo con un niente come Di Maio? Il quale Di Maio parla esattamente come uno fuori di testa:

1- Il premier sono io, lo ha deciso il popolo (quando mai?).

2- I ministri li scelgo io e non si tratta.

3- Il programma è il mio e non ci sono discussioni.

4- Lega e Pd mi devono dare i voti se sono per la rivoluzione, in caso contrario sono per la conservazione.

5- Facciamo un contratto alla tedesca, dettagliato, preciso e vincolante per tutti. Magari anche davanti a un notaio (è una mania di Casaleggio).

In sostanza, io sono il vincitore (con il 32 per cento) e gli altri sono tenuti a darmi i voti che mi mancano per avere la maggioranza e fare un governo.

In un paese normale sarebbe già intervenuto il servizio sanitario nazionale con i suoi specialisti e il ragazzo sarebbe in cura. Qui invece si aggira e dice le sue cretinate in tutte le tv del paese, come se dicesse cose ovvie. E molti intellettuali, o sedicenti tali, lo prendono sul serio.

In realtà sa benissimo che non potrà mai fare un governo. E, se invece gli riuscisse di farlo, sarebbe un governo tenuto al guinzaglio proprio dal Cavalier Berlusconi. Una misera fine per i 5 stelle.

Fino a oggi la trattativa è bloccata perché i 5 stelle non vogliono Berlusconi, cioè Forza Italia, nella maggioranza: il Cavaliere è il male assoluto per il partito della cosiddetta honestà. Sono i suoi stessi dirigenti a dire che, se accettassero i voti di Forza Italia per fare un governo, poi sarebbero presi a sassate dai loro elettori.

Ma la politica è l’arte degli arrangiamenti. E quindi si cerca una soluzione: il Cavaliere dovrebbe dare i suoi voti, ma senza darli. Le formule sono tante: appoggio esterno, uscita dall’aula nel momento del voto, ecc.

Berlusconi, che è un uomo di mondo, sarebbe anche disposto a accettare qualche umiliazione pur di varare un governo “amico” e che lui terrebbe al guinzaglio, pronto a farlo cadere quando gli convenisse.

Siamo insomma in una specie di commedia. Di Maio fa la voce grossa e sembra il Duce (qui comando io), ma in realtà l’unica possibilità che ha di fare un governo è quella di farne uno di cui gli altri (Salvini, Berlusconi) detengono le chiavi e che possono far cadere in ogni istante. E’ una regola-chiave di tutti i governi di coalizione, ma Di Maio non sa niente e quindi non sa nemmeno questo.

Ci sarebbe da ridere. L’orgoglioso capo del partito dell’honestà (che però ha portato in parlamento un certo numero di furfanti) magari finirà per fare un governo, il cui destino sarà nelle mani di Berlusconi, cioè del male assoluto.