Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Tutti i soldi di Cattaneo

Trenta milioni di liquidazione sono un'enormità. Ma il mercato funziona così.

di Giuseppe Turani |

E’ difficile, se non impossibile, spiegare alla gente, che magari fatica per 1500 euro al mese, che l’amministratore delegato di Tim se ne andrà fuori, dopo appena 16 mesi di lavoro, con 30 milioni di euro (forse un po’ meno) di liquidazione. E’ qualcosa che urta istintivamente la sensibilità di chiunque. Si tratta di soldi che nemmeno manager di alto livello riescono a vedere nel corso di tutta una vita,

Flavio Cattaneo, che è il marito della ex comunista (poi grillina, adesso non so) Sabrina Ferilli, protesta e dice che non c’è niente di anomalo.

Sia pure sfidando l’impopolarità, bisogna dire che ha ragione lui. La Tim è un’azienda privata, sotto il controllo del finanziere bretone Vincent Bolloré, e le retribuzioni sono quelle stabilite dagli accordi, approvati dal consiglio di amministrazione.

D’altra parte, questa storia delle polemiche sugli stipendi dei manager dovrebbe finire. Esiste un mercato (che è anche internazionale) e le paghe vengono stabilite lì, e non sui social network o nelle conventicole grilline.

Non si capisce, tanto per fare un esempio, perché non si protesta mai per i soldi che si danno ai calciatori o alle star delle canzoni. In questi casi è abbastanza normale sentire cifre da capogiro. Con i manager, invece, è  diverso. La gente pensa che siano degli impiegati e che quindi i loro emolumenti debbano essere in linea con le paghe correnti.

Ma non è così. In nessun paese del mondo. Ogni tanto di fronte a qualche caso clamoroso (come questo) si alzano delle proteste, anche all’estero. Ma poi rientrano e i consigli di amministrazione delle società continuano a assegnare stipendi favolosi ai manager che desiderano assoldare. Esattamente come chi vuole organizzare un  concerto con Madonna sa che deve mettere sul tavolo cifre con molti zeri.

Il perché di questi comportamenti è abbastanza comprensibile. Un manager, a questi livelli, non è uno che timbra delle fatture, ma è uno che deve guidare la società che gli è affidata nei mari difficili dell’economia moderna. E infatti di solito questi compensi sono legati al raggiungimento di obiettivi fissati prima e che, magari, al momento sembravano difficilissimi. I proprietari delle aziende spesso non hanno idea di quello che bisogna fare per migliorare la gestione delle loro stesse società. Allora, il metodo più semplice è quello di cercare un bravo manager e di assegnargli degli obiettivi elevati. E quindi con un compenso adeguato per motivarlo meglio. La cosa funziona anche perché, di solito, il compenso del manager è poca cosa rispetto alle dimensioni dell’azienda, al suo fatturato, agli utili attesi.

In qualche caso, valga per tutti l’esempio di Marchionne con la Fiat, il manager, con la  sua genialità e  le sue conoscenze, riesce persino a salvare un’azienda già data per fallita. In questo caso in base a quale parametro si stabilisce il suo compenso?

Nel caso di Cattaneo, poi, disturbano due cose. Il fatto che sia sempre stato un po’ di destra e che sia il marito di Sabrina Ferilli, un’attrice sempre pronta a rivendicare le sue povere origini, la sua militanza a sinistra e sempre pronta a salire sulle barricate della protesta sociale.

Ecco, almeno lei per i prossimi anni è sistemata: l’incubo della povertà certo non le toglierà il sonno.

(http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Basta-arrabbiarsi-buonuscita-trenta-milioni-Cattaneo/)