Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il bancario è morto

I computer ormai possono  fare la maggior parte del lavoro.

di Giuseppe Turani |

Per anni, insieme all’impiego statale, è stata la preda più ambita: un bel posto in banca. Lavoro tranquillo e sicuro, paga buona, quasi zero responsabilità, quattordici (a volte quindici) mensilità, un certo rispetto della collettività. Ma ormai è finito tutto.

Le banche crollano, vanno in crisi, si fondono e i dipendenti vengono falcidiati come erba fresca. In Italia, grosso modo, se ne vanno a casa, per sempre, circa 2500 persone al mese. E’ un fenomeno che non  può essere invertito. Per molte ragioni le banche avranno sempre meno bisogno di dipendenti.

Anni fa, agli albori dell’informatica, avevo immaginato una banca che consisteva in un solo grande computer sistemato nelle cantine di una stazione dei carabinieri: tutto quello che le serviva era un po’ di corrente elettrica e delle connessioni telefoniche.

Era una visione estrema, ma sostanzialmente reale. Io stesso non entro nella mia banca da una ventina d’anni: faccio tutto on line. Non conosco alcun impiegato. La mia impressione è  che le banche potrebbero liberarsi di buona parte dei loro dipendenti ancora più massicciamente. Non lo fanno perché è un costo (bisogna pre-pensionare e dare scivoli all’uscita) e perché è comunque una cosa molto antipatica dal punto di vista sociale. Se si può, meglio procedere poco alla volta.

In questi mesi il processo in Italia si è accelerato perché molte banche hanno fatto crack e sono state assorbite da altre oppure sono state ristrutturate con denaro pubblico. La ricerca dell’efficienza, in entrambi i casi, porta a limitare l’uso del personale. Quindi esodi massicci.

Il fenomeno non è reversibile. E questo a causa della tecnologia. Già esistono banche esclusivamente on line e con personale ridotto al minimo, senza nemmeno una sede fisica.

La ragione sta nel fatto che il lavoro delle banche, per la maggior parte, è un lavoro standardizzato, sempre uguale. Non serve l’intelligenza umana per dire alla mia banca, quando arriva la bolletta della luce, si prelevare i fondi dal mio conto e trasferirli in quello di chi mi fornisce il servizio. Come non serve intervento umano per saldare i conti delle mie carte di credito. Tutto  avviene con un semplice scambio di segnali elettrici all’interno di una rete nemmeno troppo intelligente. Scambio del tutto automatico, sul quale nessuno di noi interviene. Non intervengo io e non interviene la banca.

Ma allora il mestiere del bancario è proprio finito? No. E per due ragioni:

1- Intanto esiste una quota di popolazione che ama ancora ”andare in banca” a sistemare i conti, a farsi dare l’estratto-conto, a fare i versamenti. Che ama, insomma, maneggiare quasi fisicamente il denaro.

2- Poi c’è la parte nuova. Al  bancario di domani non sarà più chiesto (o sempre meno) di perdere tempo con la clientela per delle questioni minute (la bolletta del gas e della luce), ma di fare il  banchiere. Nel senso di proporre finanziamenti, di studiare (e vendere) piani pensionistici o di investimento

Mentre ai piani alti i dirigenti faranno i grandi affari, giù, più in basso, anche il semplice impiegato dovrà trasformarsi in un banchiere, in grado di suggerire gli investimenti più opportuni al cliente e anche di proporgli forme di finanziamento più adeguate per l’acquisto della casa o della macchina.

Ma è un lavoro diverso da quello di prima. E infatti, curiosamente, gli stessi istituti che si liberano dei vecchi impiegati, spesso vanno sul mercato a cercare dei giovani. Li vogliono più istruiti, più informatici, più svelti.

Il bancario è ormai un mestiere morto, un po’ come l’impagliatore di sedie, ma sta arrivando l’ora dei banchieri. Pochi, però.

(http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/bancari-uccisi-da-robot/)