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Usa / Catene commerciali al capolinea

Il boom dell'e-commerce affossa gli shopping mall, uno dei simboli dell'America. In pochi mesi, chiusi centinaia di negozi. 

di Redazione |

La catena statunitense di abiti per l’infanzia Gymboree è solo l’ultima di una lunga lista. Ha pianificato di chiudere 350 negozi, quelli meno redditizi, dopo che lo scorso giugno ha fatto richiesta di bancarotta, sperando di riuscire a migliorare la redditività dei restanti 900 punti vendita e a rimettere in sesto i conti zavorrati da oltre un miliardo di dollari di debiti.

Sono già quasi una decina le catene di distribuzione che hanno portato i libri in tribunale e secondo Standard & Poor’s sono almeno un’altra decina quelle che potrebbero farlo prima della fine dell’anno, mentre alcuni dei brand più noti negli Usa come Macy's, Sears, Kmart, JcPenney hanno già chiuso centinaia di negozi nell’ultimo anno lasciando a casa migliaia di impiegati. Si è messo invece in salvo Walmart, il gigante mondiale della grande distribuzione, che ha deciso per tempo di guadagnare spazio online rilevando diverse aziende di e-commerce.

C’è ormai chi parla apertamente di un’apocalisse in atto nel settore, messo in ginocchio proprio dal boom dell’e-commerce e soprattutto dalle politiche aggressive di Amazon, ma anche da un consumatore sempre meno fedele e più esigente. C’è chi vede il 2017 come l’anno del collasso per la grande distribuzione tradizionale e chi prevede che l’implosione del comparto possa avere conseguenze economiche e finanziare peggiori di quelle innescate dalla crisi dei mutui subprime considerando che i consumi rappresentano la parte più consistente del Pil a stelle e strisce.

Ma non sono solo le grandi catene a essere in crisi. Anche le maison di moda e del lusso stanno soffrendo e si stanno ridimensionando. Lo ha fatto per esempio Ralph Lauren, che ha rinunciato alle storiche vetrine sulla Fifth Avenue con un danno anche di immagine per uno brand americani più noti e amati. Ma anche Abercrombie & Fitch e Michael Kors hanno chiuso centinaia di negozi in America, sopraffatti da un drastico calo delle vendite.

Del fenomeno si è occupato anche il Financial Times in un lungo articolo. Di certo i numeri sono a sfavore delle grandi catene. Laddove le aziende online impiegano 0,9 lavoratori per 1 milione di dollari di vendite, la distribuzione classica ne richiede 3,5. Pesa anche il fatto che forse in passato il settore si è lasciato prendere la mano e si è allargato troppo, soprattutto negli Stati Uniti, con la conseguenza che adesso sta pagando un duro prezzo per continuare a sopravvivere. La crisi, insomma, avrebbe radici lontane.

Per ora il fenomeno è meno sentito in Europa e in Italia: sebbene in forte crescita, nel nostro paese le vendite online restano una percentuale molto bassa delle vendite complessive.