Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Una gabbia di matti

Alla famosa "democrazia diretta" non partecipa quasi nessuno, poche migliaia di persone. In ogni caso decide tutto un misterioso staff.

di Giuseppe Turani |

C’è stata qualche polemica sulle aziende, anche grandi, anche pubbliche, così amiche dei 5 stelle da figurare come sponsor, o comunque sostenitori, delle manifestazioni della Casaleggio e Associati. Qualcuno ha avanzato il sospetto di conflitti di interesse: si vuole fare la lotta alle grandi aziende, alle banche, e poi si accettano i loro soldi?

Ma è una polemica finta. Accade da sempre. Anche in occasione delle feste di partito, convegni e altro. Un certo numero di aziende, con la scusa di allestire stand pubblicitari, passa un po’ di soldi all’organizzazione dell’evento. E’ una piccola forma di corruzione, se si vuole, tollerata da tempo. Anche perché sarebbe difficile provare che in cambio di quello stand e delle poche migliaia di euro che lo accompagnano siano stati concessi favori importanti. Se corruzione c’è, e c’è, non passa certo attraverso i dieci mila euro dati per una manifestazione.

In realtà, non si conoscono ancora casi di corruzione o gestione gravi nella gestione 5 stelle (hanno quote di potere inesistenti, e quindi non sarebbero materialmente in grado di fare favori nemmeno se lo volessero).

Il punto, per ora, non è questo, ma la loro infinita opacità. Niente è chiaro dentro i 5 stelle. Non c’è uno statuto, non ci sono conti, non ci sono congressi. Non si sa bene come funzioni l’organizzazione. O, meglio, si sa e viene qualche brivido.

La “macchina”, al di là dei voti che poi riesce a prendere, è piuttosto modesta. I famosi iscritti, quelli che animano la cosiddetta democrazia diretta (presentano leggi, approvano quello che deve fare il vertice, ecc.) sono in realtà meno di 50 mila. Insomma, qualche via di Milano, nemmeno un quartiere intero.

In realtà, nessuno, tranne la Casaleggio, può controllare che cosa fanno questi pochi iscritti. Quando poi sono in dissenso rispetto a quello che vogliono Casaleggio e Grillo, il voto viene rifatto (è appena successo con le primarie genovesi).

Tutto l’insieme dei 5 stelle è diretto, a volte, da Grillo attraverso il suo blog, ma di recente lui stesso ha affermato che non è suo. E’ di un signore qualunque, che quindi è sempre in grado di dimostrare che non sa che cosa facciano in suo nome. Grillo stesso ha affermato che lui non vede tutto quello che appare sul blog che porta il suo nome.

Il famoso blog, questa è la verità, è gestito dal famoso staff. Un gruppetto di dipendenti della Casaleggio, che nessuno ha mai visto e ancor meno eletto. A fatica si è riusciti a sapere i loro nomi.

Ma non è finita, gli stessi anonimi dipendenti sono quelli che gestiscono la piattaforma Rousseau, attraverso la quale si svolge tutta la vita a 5 stelle. Nella stessa sono conservati gli elenchi degli iscritti, le loro password per accedere alla piattaforma e anche parte delle loro mail.

La piattaforma, in teoria sarebbe dei 5 stelle. In teoria perché, anche se si dice che Gianroberto Casaleggio l’avrebbe donata al Movimento, di fatto il Movimento non gestisce nulla. Tutto è nelle mani dello staff della Casaleggio. Staff che, se vuole, con un semplice clic cancella le credenziali di un iscritto scomodo e quello un minuto dopo non esiste più.

L’assurdità del Movimento, a parte le idee politiche (vicino alla follia pura) sta proprio in questo: tutte le leve di comando stanno nelle mani della Casaleggio, cioè di un’azienda privata e nemmeno tanto brillante, se si deve dare retta agli ultimi conti.

E’ un po’ come se il Pd avesse appaltati alle Bartezzaghi & C., bulloni, Monza, la gestione del partito.

Per di più la Casaleggio, al di là delle arie che si dà, non è un gigante del web e nemmeno una fucina di innovazioni. E’ una normale società informatica, con conti un bilico, e che brillantissima non è mai stata.

Oggi, ripeto, non ci sono conflitti di interesse rilevanti, ma è inevitabile che arrivino. La Casaleggio, infatti, è una ditta privata che sta in affari. Anzi, visti i suoi conti, avrebbe bisogno di qualche buon affare. Ma nel contempo di fatto è la direzione, mai eletta, di un partito politico. Mai nel mondo si era vista costruzione più idiota.

E si capisce perché Grillo e Casaleggio passino il loro tempo con gli avvocati: devono cercare di tenere insieme ciò che il buonsenso e la pratica politica vogliono divisi: gli affari e la politica.

Se poi i ragazzi di Grillo dovessero andare al governo, avremmo, primo e unico caso al mondo, un’azienda privata, gestita da una banda di ragazzi, che controlla direttamente un governo. Un manicomio istituzionale.

(Da "Tiscali.it" del 15 aprile 2017)