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Frexit costerà 30 miliardi l'anno

Francia, Grecia e Olanda minacciano di abbandonare l'euro. Ma per gli analisti è uno scenario improbabile.  

di Redazione |

Archiviata l’ipotesi di una Europa a due velocità, i venti di disgregazione non hanno mai soffiato con così tanta forza sul Vecchio Continente. Francia, Grecia e Olanda potrebbero seguire l'esempio del Regno Unito e decidere di uscire dall’Unione europea, un'ipotesi che sta mettendo sotto pressione i mercati finanziari e creando incertezza sul futuro della moneta unica. E a nulla sembrano per ora servite le parole di Mario Draghi che la settimana scorsa ha ammonito che l’euro è irrevocabile e i trattati non possono essere cambiati.

Frexit - Le elezioni francesi (23 aprile e 7 maggio) rappresentano al momento la maggiore preoccupazione. Marine Le Pen (nella foto), leader del Front National, promette ai suoi elettori che in caso di vittoria rinegozierà i termini della permanenza della Francia nell’Unione europea. Nonostante il crescente consenso che sta riscuotendo, i sondaggi non la danno tra i favoriti per l'Eliseo. Gli analisti di Credit Suisse ritengono che potrebbe superare il primo turno ma al ballottaggio si troverebbe la strada sbarrata da uno degli altri candidati, Emmanuel Macron o Francois Fillon.

Il referendum sulla Brexit e il caso Trump hanno però mostrato quanto poco attendibili possano essere i sondaggi, per cui la prudenza resta d’obbligo. Anche perché le conseguenze di una Frexit sarebbero decisamente maggiori di quella della Brexit. Tuttavia, fanno notare gli esperti di Credit Suisse, Costituzione e Parlamento pongono severi limiti ai poteri del presidente francese, per non parlare poi dei vincoli imposti dai Trattati europei. Quindi, voltare le spalle all’Europa, o anche solo ammorbidire i rapporti, non sarà cosa facile nemmeno in caso di vittoria della Le Pen.

Senza contare che le conseguenze economiche di una Frexit potrebbero essere davvero pesanti. Il governatore della Banca di Francia, nonché membro della Bce, François Villeroy de Galhau, ha stimato che l’uscita della Francia dall'euro costerebbe 30 miliardi in più l'anno solo in termini di maggior esborso per il debito pubblico. Un costo esorbitante. Non solo economico: come ha sottolineato ieri Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici, l’ipotesi Frexit “sarebbe una tragedia per l’Eurozona e una catastrofe per la Francia, sarebbe la fine del progetto europeo costruito sulla riconciliazione franco-tedesca”.

Grexit – Si torna anche a parlare di una possibile uscita della Grecia dall’euro, un’ipotesi di cui ha parlato la scorsa settimana il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. I motivi di tensione non mancano. Bruxelles e Fmi hanno dato il via libera alla nuova tranche di aiuti a patto che il paese si impegni a varare ulteriori misure di austerità (tagli alle pensioni e aumento delle imposte) per 3,6 miliardi di euro (pari al 2 per cento del Pil). Il governo Tsipras non ci sta e ritiene tali provvedimenti soffocanti per un’economia che ha ripreso slancio e che dovrebbe crescere del 2,7 per cento quest'anno e del 3,1 per cento il prossimo come emerso dalle previsioni d'inverno rilasciate ieri da Bruxelles. Il braccio di ferro è in corso e sullo sfondo ci sono i 7 miliardi di debito in scadenza a luglio che la Grecia potrebbe non essere in grado di ripagare evocando di nuovo lo spettro del default. Proprio per sboccare la situazione, domani volerà ad Atene Moscovici nella speranza di trovare una soluzione da portare alla riunione dell'Eurogruppo di lunedì 20 febbraio. 

Nexit – La possibile uscita dell’Olanda dall’Unione europea è invece legata alla vittoria alle prossime elezioni (tra un mese esatto, il 15 marzo) di Geert Wilders, leader di Party of Freedom, il partito degli euro-scettici. In caso di successo elettorale, Wilders ha annunciato che vuole un referendum sulla permanenza del paese nell’euro. I sondaggi gli danno la maggioranza dei voti, che però non saranno sufficienti per governare. E gli sarà anche difficile trovare una maggioranza disposta ad appoggiare le sue idee radicali e anti-europeiste. Come scrivono in una nota gli analisti di Deutsche Bank, il partito di Wilders è l’unico ad aver preso un’esplicita posizione pro-Nexit mentre gli altri partiti sono per una soluzione più morbida. Comunque, concludono gli esperti della banca tedesca, anche nel caso fossero chiamati a votare, la maggioranza degli olandesi si schiererebbe in favore della permanenza nell'euro.