Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

La matassa bollente

Le polemiche Raggi-Feltri

di Giorgio Cavagnaro |

Il can can sollevato dal vecchio filibustiere Vittorio Feltri con la sua recente prima pagina dedicata all’ineffabile sindaca di Roma Virginia Raggi è stato notevole.

La complessità degli argomenti che il titolo in questione ha smosso e tirato in ballo è tale e tanta che il direttore di “Libero” dovrebbe essere ringraziato non fosse altro per questo, in omaggio al celebre passo, divenuto nei secoli aforisma, del vangelo di Matteo, secondo il quale oportet ut scandala eveniat.  Gli scandali servono, sono anzi necessari, ammoniva l’evangelista, affrettandosi subito dopo, non senza una certa ambiguità, a invocare disgrazie sull’uomo che scandalo ha provocato.

Niente di nuovo sotto il sole dunque: c’è lo scandalo, c’è il positivo confronto delle idee, c’è la maggioritaria riprovazione nei confronti del reo.

Ma quali sono gli elementi primari di questa vicenda? Non pochi, come si è detto. Cerchiamo di estrapolarli uno ad uno, per tentare di trarne delle conclusioni sensate.

Il primo, direi, quello che ha suscitato più scandalo, riguarda la sessualità. Non è assolutamente il caso, si dice, di condurre battaglie politiche utilizzando scorciatoie corrive e suggestioni boccaccesche. Perché? Perché è da maleducati, e poi la donna e il suo corpo sono sacri e inviolabili.

Di sacro e inviolabile, si replica, al mondo non c’è proprio niente. Basta vedere coi propri occhi di cosa è stata capace, nei millenni, la razza umana, per prenderne facilmente atto. Figuriamoci la sessualità, femminile o maschile che sia.

E qui entra in scena il secondo dei due grandi motori che, com’è noto, fanno girare il mondo. Dopo il sesso, il denaro. Il direttore Feltri, come tutti i direttori,  ha come principale dovere professionale il raggiungimento di obiettivi commercialmente concreti e positivi per la sua azienda. Deve vendere il giornale, insomma. Non si può negare che, sfruttando la pruderie che alberga in tutti noi, indignati e non, il suo obiettivo sia più a portata di mano.

Ma l’etica professionale? Ecco un nuovo elemento della matassa aggrovigliata. Un elemento però irto di asperità di tutti i generi, come vedremo. Per esempio la sbarazzina decisione, presa da un emittente televisiva di grande successo e celebre per le sue posizioni sempre molto vicine alla parte politica cui appartiene la sindaca offesa da “Libero”. Il network in questione ha scelto di mandare in onda proprio ieri sera l’ottimo film con Renato Pozzetto ed Edwige Fenech “La patata bollente”. Proprio il titolone di Feltri, guarda un po’. Come collochiamo, nell’ottica in questione, la risposta giornalistica di La7?

E poi ancora: volgarità e offese sono misurabili o no con il corpo, stavolta non femminile ma tipografico, scelto per i titoli? E, soprattutto, con l’attendibilità e la conseguente veridicità della notizia e quindi del messaggio politico in essa contenuto?

Come vedete, un vero ginepraio.

Da ultimo, si è fatto un parallelo con le polemiche suscitate dalle vignette inutilmente crudeli di Charlie Hebdo, in particolare qui da noi quelle che irridevano disgrazie costate molte vite umane.

 Se tutto è lecito, se tutto è dicibile, disegnabile e stampabile, come libertà di stampa impone, perché fare distinzioni tra caso e caso?

Personalmente, in quest’ultima querelle, una differenza la colgo. Preso atto della miseria che contraddistingue la natura umana nelle sue molteplici espressioni, nel tentativo estremo di salvarne qualcosa preferisco, da giornalista, evitare di aggiungere dolore al dolore di chi è stato già colpito da una tragedia.

Chi ha scelto l’agone politico, per ambizione o idealismo, maschio o femmina che sia, gli sberleffi volgari e scorretti se li aspetta, state tranquilli. Se poi li merita anche, si vedrà.