Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Tronchetti festeggia l'assoluzione

Dopo 12 anni si conclude la vicenda giudiziaria che lo ha visto imputato nel cosiddetto caso Kroll. 

di Redazione |

La seconda Corte d’Appello di Milano ha assolto con formula piena Marco Tronchetti Provera dall’accusa di ricettazione nell’ambito del cosiddetto caso Kroll «perché il fatto non costituisce reato». Si conclude così una triste e complessa vicenda giudiziaria durata oltre 12 anni e che in primo grado era costata all’attuale presidente della Pirelli una condanna a 1 anno e 8 mesi (pena sospesa) trasformata, poi, in un’assoluzione in giudizio di secondo grado, assoluzione che però la Cassazione aveva annullato fino alla sentenza odierna che ha nuovamente ribaltato la sentenza (di cui tra un mese arriveranno le motivazioni).  

«Dopo tanti anni credo che sia un giorno molto importante di chiarezza, la frase facile a dire è che avendo fiducia nella giustizia alla fine si ha giustizia», ha commentato Tronchetti Provera che ha rinunciato tra l’altro alla prescrizione del reato per andare avanti nel procedimento, fiducioso di riuscire a provare la propria estraneità al reato contestato. «Io ho sempre avuto fiducia nella giustizia - ha aggiunto - ho rinunciato alla prescrizione nella convinzione che questo è un Paese democratico in cui bisogna rispettare lo Stato e la giustizia, il pilastro su cui si fonda una società democratica». E sull'ipotesi che la Procura generale, che aveva chiesto la sua condanna, possa ricorrere ancora in Cassazione, Tronchetti Provera ha detto: «Noi andremo sempre e comunque fino in fondo, i fatti sono cocciuti e io sono cocciuto quanto i fatti». E ha voluto ringraziare i suoi legali, gli avvocati Marco Deluca e Giuseppe Lombardi, che «hanno lavorato con passione». 

Tutto ha avuto inizio da un cd contenente dati raccolti dall’agenzia di investigazione Kroll che nel 2004 - proprio mentre era in corso uno scontro tra Telecom (di cui Tronchetti era a capo) e alcuni fondi di investimento brasiliani per il controllo di Brasil Telecom - stava portando avanti un’attività di spionaggio nei confronti del gruppo delle telecomunicazioni e della famiglia Tronchetti. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, quei file vennero intercettati dagli uomini (il cosiddetto Tiger Team, ndr) di Giuliano Tavaroli, all’epoca capo della security di Telecom, con una operazione di hackeraggio, e quindi recapitati alla segreteria dell’ex numero uno di Tlc, il quale, sempre secondo le indagini, pur sapendo come erano stati acquisiti, diede ordine di sporgere denuncia. Denuncia che per altro non venne mai fatta. Come risulta dagli atti processuali, il cd `incriminato´ fu invece consegnato dall’ex manager Angelo Jannone sia alla polizia federale brasiliana sia ai carabinieri di Milano. 

Una ricostruzione, questa, non accolta dalla Corte che invece avrebbe sposato le tesi della difesa secondo cui Tronchetti Provera nulla sapeva della provenienza del materiale e che, alla fine di giugno del 2004, dopo aver dato disposizione di sporgere denuncia nel corso di una riunione, esercitando per altro un «suo diritto» con lo scopo di «difendere» se stesso, la sua famiglia e la società, non si è più interessato della vicenda portata avanti, invece, dall’ufficio legale e dalla sicurezza interna allora guidata da Tavaroli.