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Liberate Virginia Raggi

Deve potersi ricostruire una vita altrove.

di Giuseppe Turani |

Ormai mandare a casa Virginia Raggi non è nemmeno più un’operazione politica, si tratta di un semplice gesto umanitario. E’ del tutto evidente che non è destinata a avere degli assessori e che gestire un comune come Roma non è cosa alla sua portata.

Di Maio e il boss genovese possono strillare fin che vogliono, ma l’intera faccenda ormai sta diventando ridicola. La conquista di Roma da parte dei grillini era nata sotto le insegne di quella “società di persone” (direbbe De Rita) che si faceva chiamare “Quattro amici al bar”: il nucleo del potere era quello. Solo che si sono messi fuori gioco quasi da soli. Uno è stato arrestato per altre vicende (ma forse non era uno specchiato politico, aspettiamo la magistratura). Tutti gli altri o sono indagati a loro volta (compresa  Virginia Raggi) o sono a casa a meditare sulla propria sfortuna (e incapacità).

La giunta si trascina fra un sorriso standard di Virginia e qualche storia (di solito falsa) fornita dal sempre attivo staff della Casaleggio & C. Ma di fatti non se ne vedono.

Ogni poche ore ci assicurano che la giunta è al lavoro, ma lavorano quasi solo gli avvocati per cercare di non fare affondare per mano dei Pm l’intera baracca. I Pm, dal canto loro, non sembrano avere fretta. Sembrano quasi assaporare la  lenta agonia dei “quattro amici al bar”, stanno cuocendo la frittata con un fuoco molto basso.

Ma è chiaro che questa giunta non va da nessuna parte. Non è in lite con i “poteri forti” (inesistenti), ma ad esempio con quello straordinario giocatore di calcio che è Totti. Lui vorrebbe solo uno stadio nuovo dove tirare pallonate meravigliose.

Ma ormai la giunta Raggi è in uno stato psicologico in cui ha paura anche della propria ombra. Nessuno si fida del compagno di banco o del compagno di partito. Tutti sono possibili nemici, traditori, agenti del nemico. E quindi non si spostano nemmeno le matite sulla scrivania del sindaco. Se stiamo fermi e respiriamo appena, forse non si accorgono che siamo qui e la bufera passa.

L’esperimento, se di questo si trattava, non è riuscito. Hanno preso una ragazzetta e hanno cercato di farne un sindaco di successo. Invece non è successo niente. E ogni settimana sembra peggiore della precedente. Il comico genovese, nella sua ormai non più controllata megalomania, è convinto di poter fare anche il sindaco di Roma, ma anche lui è un esperimento fallito. E’ riuscito a pescare montagne di voti, ma ha dovuto poi andare a cercare un paio di assessori in Veneto e in Liguria perché il  personale del posto manco sa l’italiano. Tutti insieme, comunque, stanno fermi.

L’intervento umanitario consisterebbe nel  mandare tutti a casa e voltare pagina. Purtroppo, per lui, il comico genovese non ha un piano B e sa che se si va a nuove elezioni rischia di vedere Giorgia Meloni al Campidoglio al posto della raggi. O, il cielo non voglia, uno del Pd o un indipendente.

Però non si può stare nemmeno lì indefinitamente avendo come unica strategia politica quella di non muoversi e di non respirare.

Su, a casa. Virginia Raggi ha il diritto di rifarsi una vita invece di vagare su e giù per i tetti e per le procure. E Roma ha il diritto di avere qualcosa che assomigli a una giunta.

E il comico può andare in vacanza. Missione fallita, missione finita.