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Tassi europei, la risalita sia graduale

Per il capo della Bundesbank, non è il momento di una brusca frenata della politica ultraespansiva della Bce.

di Redazione |

Dopo avere aspramente criticato in più occasioni il protrarsi della politica di tassi bassi decisa da Mario Draghi, la Germania assume improvvisamente una posizione più morbida. In un’intervista telefonica il presidente della Bundesbank, nonché consigliere della Bce, Jens Weidmann, ha affermato che la Banca centrale europea «non è ancora arrivata al punto di poter frenare del tutto la politica espansiva. C'è una via di mezzo tra l'andare a tutto gas e la frenata brusca, prima si può decelerare».

Nonostante le critiche - tra cui il fatto che i bassi tassi di interesse in Germania (ma anche nel resto della zona euro) sono ormai diventati «una questione davvero esplosiva» dopo che il recente aumento dell’inflazione ha fatto precipitare i rendimenti reali ai minimi storici alimentando le paure dei risparmiatori di non avere un ritorno adeguato dai loro investimenti - Weidmann ha ammesso che la politica espansiva non può essere considerata solo nell’ottica dei risparmiatori e che ha avuto effetti positivi per i tedeschi in quanto ha reso più facile l'accesso al credito, ha aiutato a creare posti di lavoro più sicuri e ha aumentato le entrate fiscali dello Stato.

Il tema, specie in un anno elettorale per la Germania, resta molto delicato e infatti Weidmann ha anche precisato che «la politica monetaria non potrà restare espansiva se non per il tempo necessario a garantire l'obiettivo della stabilità dei prezzi». Gli ultimi dati indicano che i prezzi al consumo stanno risalendo in prossimità del target della Bce del 2 per cento, ma come ha detto anche di recente Draghi, ci vorrà ancora tempo prima che tale aumento si consolidi. Comunque, ha ancora rassicurato il capo della Bundesbank, «nella misura in cui l'economia dell'Eurozona sarà più dinamica, anche i tassi cresceranno».

Solo qualche giorno fa, in un discorso a Magonza, in Germania, Weidmann aveva sottolineato che grazie alla politica di tassi bassi condotta dalla Bce, i paesi dell'area dell'euro «hanno risparmiato tutti assieme 1.000 miliardi di euro in servizio del debito rispetto ai livelli del 2007», aggiungendo però che purtroppo questo risparmio non è andato a beneficio di un taglio del deficit. «Proprio i paesi più grandi dell'euro, come Francia, Italia e Spagna, che rispetteranno a malapena o mancheranno la soglia del 3 per cento, hanno usato tutto il risparmio in interessi per aumentare la spesa pubblica e non per diminuire il debito». La politica di tassi bassi dell'Eurosistema, ha detto ancora Weidmann, comporta, infatti, tra gli altri, anche il rischio di «dare l'illusione della sostenibilità ai Ministri delle Finanze. Il peso del debito appare più leggero di quanto sarebbe in uno scenario di tassi di interesse 'normale'».