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L'ultimo metrò

Il paese affonda, ma ha scelto di non  cambiare: va bene così.

di Giuseppe Turani |

“L'UE a due velocità, dove l'Italia fa da retroguardia, vuol dire per noi ritornare ad essere il paese sottosviluppato degli anni '40. Non facciamoci illusioni. Abbiamo avuto molte occasioni, abbiamo perso tutti gli autobus. L'ultimo era quello di Renzi. (Com'era il film? l'ultimo metrò)”. Queste cinque righe sconsolate (“sono molto arrabbiata”, dice poco dopo) sono di Alessandra Nannei, bravissima economista e osservatrice attenta di quello che accade dalle nostre parti.

Che io sappia non milita da nessuna parte. Guarda e commenta. Come tutti noi, a volte ha ragione, altre meno. Questa volta, però, purtroppo ha fatto centro. E dobbiamo cominciare a riconoscerlo.

La terribile accozzaglia del no ha combinato un casino che probabilmente resterà nella storia: ha fatto deragliare appunto l’ultimo metrò.

Il clima internazionale è molto agitato. La signora Merkel è costretta a lanciare l’Europa a più velocità per cercare di far respirare un po’ il Vecchio Continente. Trump e Putin ci vogliono morti e a pezzi.

Draghi, il nostro mitico grandissimo Draghi, è costretto a spiegare che l’euro è irreversibile, dall’euro non si esce, qualunque cosa dicano idioti ignoranti come la signora Le Pen e quel bauscia di Salvini.

Si ha la sensazione che le mura di Fort Alamo siano già cadute e che la battaglia sia ormai dentro il forte, all’arma bianca. Lo spread, in pochi minuti, è arrivato a quota 200. Poi ha accennato a scendere (la mano santa della Bce?).

E noi siamo qui. Con un paese arretrato e che ha scelto di rimanere arretrato. Dove quelli che vivono di politica sono quasi più numerosi di quelli che piegano lamiere nelle officine.

Se dall’Italia reale alziamo lo sguardo alla politica, vien davvero voglia di salire sui monti, per sempre. Una delle persone più incompetenti dell’universo, Luigi Di Maio, si permette di urlare che i 5 stelle sono stufi di stare all’opposizione e che è ora di consegnare il paese a loro, così lo rimettono a posto. Peccato che non abbia mai detto come e non ne abbia la minima idea. A stento, e con errori, sa leggete e scrivere.

Un altro sbruffone, tal Emiliano, governatore pugliese, ha indetto una crociata contro Renzi segretario del Pd: vuole le sue dimissioni, il congresso, le elezioni. Non sa amministrare nemmeno la Puglia, ma sta tutto il giorno in televisione a dire che gli va affidato il paese intero (è un magistrato, fra l’altro, che non si vuole dimettere dal ruolo).

Basta aprire un giornale o accendere una qualsiasi tv per vedere gente che si accapiglia. E i problemi sono sempre e solo due: convincere Renzi a scegliere la strada del convento (cosa che magicamente dovrebbe risollevare il Pil italiano, modalità voodoo) e correre verso nuove elezioni perché si sa già che non vincerà nessuno e quindi ci sarà un posticino per tutti, una poltroncina, magari anche un’auto blu con autista.

Il paese reale è da qualche altra parte. A volte viene invocato. Renzi sta con i petrolieri e i ricchi, urla Emiliano, demagogo fra i demagoghi. Io difendo il popolo. Sì, mia zia.

Progetti, idee, riforme da fare subito, provvedimenti urgenti da prendere: zero assoluto. Nessuno sa niente, nessuno dice niente.

Il Grillo pazzo e bugiardo, prima di inventarsi un’Italia dove tutti andranno a piedi e mangeranno patate cresciute sul balcone di casa, perde tempo a fare l’elenco delle 43 (quarantatré) cose straordinarie fatte da Virginia Raggi a Roma, mentre saliva e scendeva dai tetti del Campidoglio. Cose viste solo da lui, che sta a Genova o in Kenya.

Si può sperare qualcosa da questa politica? Si può sperare che dentro tutta questa confusione ci sia un filo rosso di una qualche razionalità? Qualcuno che sappia dire basta?

Non credo. Il paese affonda, inesorabilmente, ma la nostra politica sembra aver deciso che è una faccenda che riguarda altri.

Ci penseranno Draghi, la Merkel, Katainen con la sua squadra di tagliagole (conosciuta anche come “la troika”). Insomma, qualcuno penserà a questi poveri 60 milioni di italiani.

Loro, i politici, non hanno tempo. Devono andare all’assalto delle poltrone. E devono, soprattutto, liberarsi del fantasma di Renzi, un giovinastro che ha osato farli pensare, disturbare le loro pennichelle e i loro insaziabili appetiti (cozze pelose nel  caso di Emiliano).

Fino a quando quel fantasma, anche silenzioso e assente, sta fra di noi, loro non possono dormire. Non possono assistere al sereno inabissarsi del paese.

Ma chiamate un esorcista, diavolo, e fatela finita.