Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il monito di Draghi: l'euro è irrevocabile

Nessun commento, invece, sull'ipotesi di Europa a due velocità. 

di Redazione |

«L’euro è irrevocabile, questo è il trattato». In un’audizione alla commissione affari costituzionali dell’Europarlamento, Mario Draghi ha spazzato via le ambizioni di quanti in queste ore sono tornati a cavalcare le ipotesi di abbandonare la moneta unica. Un messaggio chiaro rivolto ai vari partiti politici europei che hanno messo al centro dei loro programmi l’uscita dall’euro, ma anche al popolo degli elettori.

Un messaggio che il numero uno della Bce ha chiarito con ancora maggiore enfasi: «il mercato unico europeo non sopravviverà davanti a svalutazioni competitive. Abbiamo visto quello che è successo negli anni Settanta e Ottanta, che non furono certamente anni di stabilità». Grazie alla moneta unica, ha aggiunto il numero uno della Bce, «abbiamo forgiato legami che hanno resistito alla peggiore crisi economica dalla Seconda guerra mondiale. Stare uniti in tempi difficili è la ragione d'essere dell'euro», ha detto Draghi rivendicando il carattere «imprescindibile» dell'euro e esortando la politica a non percorrere «soluzioni nazionali» per risolvere i problemi dei singoli paesi.

D’altronde, «l'obiettivo dell'Unione economica e monetaria dovrebbe essere quello di cercare di ottenere il progresso economico e sociale, come era l'intenzione dei firmatari di Maastricht. E per questo, abbiamo bisogno - ha sottolineato il presidente della Bce - di una crescita sostenuta e della creazione di posti di lavoro». Secondo Draghi, l'economia dell'area Euro si sta muovendo «nella direzione giusta» anche se si tratta solo dei «primi passi». Alcuni dati lo testimoniano: negli ultimi due anni, il Pil procapite è cresciuto del 3 per cento, una performance positiva rispetto ad altre aree economiche; la fiducia delle imprese è salita ai massimi da cinque anni; la disoccupazione è scesa al 9,6 per cento, ai minimi dal 2009; la produzione è stata solida in ogni trimestre a partite dal 2015. L’eurozona deve quindi «continuare su questo percorso in modo che la disoccupazione cali ancora e più europei ne traggano beneficio. In prospettiva, i rischi restano sbilanciati al ribasso e sono prevalentemente legati a fattori globali», ha sottolineato il numero uno dell'Eurotower.

Nessun commento per ora circa l’ipotesi di un'Europa a più velocità anche perché, ha precisato Draghi, «non è ancora chiaro» cosa sia stato detto a Malta (il vertice informale dei capi di stato e governo dello scorso 3 febbraio durante il quale la Merkel ha lanciato l’idea di un’Europa a doppia velocità, ndr) e si tratta in definitiva di «un concetto ancora da sviluppare». Preoccupano invece le barriere protezionistiche annunciate oltreoceano come pure l’ipotesi di allentare le regole finanziarie ripristinando quelle che hanno condotto alla crisi finanziaria del 2008.