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Nasce l'Europa su misura

A marzo a Roma verrà lancia l'Unione a più velocità

di Giuseppe Turani |

L’Europa, data per morta o moribonda, forse non muore. Grazie alla Germania, che molti si ostinano a considerare un nemico. Dell’idea di fare un’Unione a due velocità (o anche a più velocità) si parla da almeno un anno, ma adesso Angela Merkel ha rotto gli indugi e ha lanciato ufficialmente la sua proposta che dovrebbe essere formalmente accettata a marzo, quando a Roma si rinnoverà il patto costitutivo dell’Unione, steso 60 anni fa proprio nella capitale italiana.

In sostanza si va verso una costruzione europea che sembrerà un po’ una casa-Ikea: ognuno ne compra un pezzo e poi, se ha soldi, va avanti con gli altri componenti (divano, poi poltrone, poi librerie, ecc.).

L’Unione diventa cioè flessibile sul serio. Chi non se la sente o non ha i numeri per stare nella serie A, potrà accomodarsi in serie B. Se poi migliorerà i suoi  conti, e la sua governance, potrà sempre far domanda per salire in serie A.

Il disegno, in sostanza, è quello di creare un nucleo di paesi forti che spingono in avanti l’integrazione (difesa e economia, ad esempio) e altri che non sono ancora pronti, ma che possono guardare a tutto ciò con interesse. E possono aspirarvi, naturalmente.

Perché questa urgenza, dopo un anno e più di dibattiti quasi accademici?

Almeno tre i motivi:

1- Sono apparsi nuovi nemici, e molto determinati. Entrambe le super-potenze, russa e americana, sono abbastanza decise a spaccare l’Unione e a indebolirla. I singoli paesi, poi, saranno più facilmente piegati.

2- In Europa stanno dilagando partiti populisti che predicano la fine dell’Unione e dell’euro perché questo sembra un tema popolare, che porta voti. In realtà si tratta di una chiusura ideologica di fronte ai problemi posti dalla globalizzazione: il mondo è complesso, chiudiamoci nel nostro villaggio. Una roba nemmeno ottocentesca, forse medioevale. L’Europa a più velocità toglie un po’ d’aria a tutta questa gente. L’Europa, per i singoli paesi, diventa un po’ quello che ciascuno vuole che sia (entro certi limiti, ovviamente).

3- Ci sono importanti elezioni politiche generali in Europa, soprattutto Francia e Germania. E questo destava molte preoccupazioni. Oggi un po’ meno. In Francia tutti i candidati, meno la signora le Pen, sono europeisti e determinati a andare avanti. La signora Le Pen andrà certamente al ballottaggio, ma non metterà piede all’Eliseo. Chiunque sia l’altro sfidante (probabilmente Macron) dovrebbe scattare il patto repubblicano per cui i voti (sia da destra che da sinistra) si concentrano su di lui proprio per bloccare la scalata della Le Pen. In Germania, Angela Merkel è sicuramente europeista e ancora di più lo è il suo contendente, il socialista Martin Schultz (è lo stesso, peraltro, al quale Berlusconi voleva offrire un ruolo da capò in uno dei suoi film).

Tutto a posto, allora? No. Si tratta di mettere a punto meccanismi sensati affinché il gruppo di testa non scappi via in volata, lasciando tutti gli altri a litigarsi qualche povera bistecca nell’osteria del paese. Il gruppo non di testa, cioè, va incentivato  a migliorarsi per entrare poi in serie A. Deve vedere vantaggi  concreti nel diventare migliore.

E, infine, c’è una questione, già sollevata da tutti, che riguarda l’Italia. Detta in breve: politicamente abbiamo una storia per cui dobbiamo sedere quasi di diritto nella serie A (non a caso tutto si farà a Roma), però abbiamo un disordine politico e dei conti che ci spingerebbero verso la serie C. Per la politica italiana questa sarebbe l’occasione per rinnovarsi e volare un po’ alto (lasciando perdere scontrini e scemenze varie). L’Europa a più velocità, flessibile, è un’occasione per noi, sempre che  qualcuno se ne accorga.

Impresa difficile: sembra che per l’Italia i problemi mondiali siano le chat della signorina Raggi e le intemperanze di un vecchio magistrato (Emiliano) ambizioso.

Invece, questo è solo teatrino italiano. Il futuro è parlare con Angela Merkel, Schultz, Macron. La storia passa da quelle parti. Per questi altri, i nostri teatranti, si può aprire un circolo infantile: non faranno la storia e sono inutili.