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Le due Europe

La Merkel rilancia l'idea: spezzare in due l'Unione.

di Giuseppe Turani |

Mezzo colpo di scena di Angela Merkel che rilancia l’idea dell’Europa a due velocità. Mezzo perché di questa ipotesi aveva già parlato con Matteo Renzi nel gennaio dello scorso anno. E ancora ne ha accennato a Gentiloni proprio nel gennaio di quest’anno. La posizione italiana, sia di Renzi che del suo successore a palazzo Chigi, va detto, è sempre stata negativa.

E per una ragione molto semplice: l’Italia vorrebbe una riforma dell’Unione europea per renderla più flessibile e quindi più abitabile anche per quelli che non hanno la disciplina e la forza dei tedeschi. Non la rottura dell’Unione.

Ma, sembra di capire, la signora Merkel si sarebbe un po’ stancata di questi ragionamenti sulla “nuova” Europa. O, forse, ritiene che il processo di cambiamento di una macchina gigantesca come l’Unione sia troppo difficile e che non ci sia la volontà politica per riuscirci. E avrebbe scelto la strada più corta: spezzarla in due. Un nucleo centrale di paesi forti, “che ci stanno”, e poi una periferia di quelli più zoppicanti, con conti più ballerini e politicamente meno attendibili.

Anche questi ultimi, però, avrebbero la possibilità di “rientrare” dopo aver rafforzato le proprie economie e la propria “governance”, cioè i propri sistemi amministrativi e politici.

Il disegno della Merkel, da un punto di vista teorico, è intelligente e elegante. E, forse, è anche l’unico percorribile in concreto.

Dentro però ha un pericolo di tipo generale, e cioè che la sua proposta suoni come una sorta di “liberi tutti”, ognuno vada per la sua strada.

E un pericolo specifico  per quanto riguarda l’Italia: eventualmente, saremo fra i forti o fra gli indisciplinati? Da un punto di vista politico  è chiaro che dovremmo essere fra i primi: proprio a Roma 60 anni fa sono stati firmati i trattati che hanno dato vita all’Unione. Inoltre, un’Europa senza l’Italia non avrebbe molto significato: la cultura europea, in un certo senso, è nata qui da noi, con Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e tutti gli altri pionieri.

Sul piano della disciplina contabile, invece, siamo decisamente fuori. Ma, se dovessimo perdere l’aggancio con l’Europa “forte”,

per noi sarebbe la fine.

Allora, se l’idea delle due Europe andrà avanti, dobbiamo avere la forza per entrare nella zona alta. Anche se non sarà facile con una politica che ormai sembra vivere più di risse che di progetti e di scelte corrette, utili per il paese.

Forse è ora di fermarsi a riflettere.

(Dal"Quotidiano nazionale" del 4 febbraio 2017)