Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Le incognite Trump

In Italia, forse, rimbalzo del Pil nel terzo trimestre.

di Intesasanpaolo |

Area Euro

  • Francia. La produzione industriale a settembre corregge ben oltre le attese calando di -1,1% m/m da +2,3% m/m (dato rivisto al rialzo di due decimi). La produzione nel manifatturiero è calata anch’essa di -1,1% m/m da +2,4% m/m (rivisto da +2,2% m/m): il calo è spiegato dalla netta correzione dei beni strumentali dopo il balzo di agosto (a -4,9% m/m da +7,2% m/m) e dai materiali di trasporto (a -1,8% m/m da +3,2% m/m). La produzione di energia è calata dell’1,3% m/m da +1,7% m/m. La variazione annua torna quindi negativa a -1,1% da +0,4%. Nonostante l’ampio calo di settembre, nel 3° trimestre la produzione industriale si conferma in aumentata di +0,2% t/t da -0,2% t/t dando un contributo residuale alla formazione del PIL (a +0,2% t/t secondo la stima flash). 
  • Italia. La produzione industriale è attesa in calo a settembre. La flessione potrebbe essere marcata, di almeno -1% m/m (con rischi verso il basso), visto che il balzo registrato ad agosto (+1,7% m/m) era in qualche modo “anomalo”. Su base annua, l’output tornerebbe in negativo (-0,1%). Tuttavia, il trimestre chiuderebbe con un +1% t/t (massimo da 6 anni), coerente con un rimbalzo apprezzabile del PIL nei mesi estivi dopo la stagnazione vista in primavera.

Ieri sui mercati

  • La sorpresa della vittoria di Trump e di un chiaro mandato repubblicano al Congresso ha portato volatilità sui mercati, ma gran parte dei movimenti inziali sono rientrati nell’arco della giornata.
  • L’esito delle elezioni si può interpretare su due fronti, domestico (in USA) e internazionale. La posizione di Trump non è “repubblicana ortodossa”: infatti prevede una politica fiscale espansiva con scarsa attenzione alle conseguenze su deficit e debito, e in politica estera ha dato finora indicazioni fortemente protezionistiche. A livello domestico, a nostro avviso correttamente, i mercati stanno leggendo la vittoria repubblicana come un segnale di politica fiscale espansiva (tasse più basse per imprese e famiglie, se pure con probabile aumento della diseguaglianza, e aumento della spesa pubblica soprattutto per infrastrutture), minore regolamentazione (ambiente, istituzioni finanziarie). Le implicazioni sono quelle tipiche in qualsiasi modello economico: maggiore crescita nominale (prezzi e quantità) e deficit più ampi, quindi mercati azionari in rialzo e mercati obbligazionari in calo (con rendimenti più alti). Questo è quello che è successo ieri in USA: il Treasury 10 anni ha superato il 2%, l’S&P ha ritracciato il calo dei futures della notte e ha chiuso in rialzo di 1,1%. La difficoltà nel valutare le conseguenze del voto sta nella componente internazionale delle politiche economiche post-elettorali. La posizione fortemente protezionistica di Trump (aumento drastico di tariffe su Cina e Messico, possibile abbandono dei trattati di commercio internazionale, incluso il NAFTA) è un ovvio, ampio rischio. Riteniamo che le implicazioni più probabili su questo fronte siano però contenute, attraverso il blocco di nuovi trattati. Sembra poco probabile una guerra commerciale aperta su tutti i fronti. Tuttavia l’incertezza è giustificata e spiega la preoccupazione dei mercati esteri. La media ponderata delle due componenti (interna e internazionale) della futura politica economica americana appare, almeno per ora, positiva per il ciclo mondiale. Infatti è probabile che la nuova Amministrazione e il nuovo Congresso inizino il lavoro a gennaio concentrandosi sulla riforma tributaria e non possano aprire troppi fronti sia all’interno sia sull’estero.
  • Il prossimo passo importante saranno le nomine delle figure chiave dell’Amministrazione, che cominceranno a emergere nelle prossime settimane, oltre che i rapporti di Trump con il partito repubblicano. Il 15 novembre il partito repubblicano voterà la propria leadership e darà un segnale di come Trump intende interagire con un partito con cui ha mantenuto rapporti conflittuali durante la campagna elettorale. Su questo punto il vice-presidente Pence, ben integrato nel partito, potrà svolgere un ruolo calmierante. In particolare, sarà importante vedere se P. Ryan manterrà la leadership Camera, perché il compito di predisporre la riforma tributaria in Congresso sarà sulle spalle del presidente della Camera: Ryan ha già preparato piani di riforma delle imposte nell’ultimo anno e avrebbe le competenze per sveltire il processo legislativo nel 2017.
  • I mercati azionari hanno chiuso in rialzo in rialzo dappertutto ieri, tranne che nella periferia europea (EuroStoxx +1,1%, Dax +1,6%, FTSE MIB -0,1%, IBEX -0,4%). Il Nikkei questa mattina rimbalza di +6,7%, dopo la forte contrazione di ieri.
  • Sui mercati obbligazionari, come indicato più sopra, ha prevalso la lettura reflazionistica del mandato repubblicano (presidente e Congresso allineati), con il Treasury 10 anni a 2,03%, il Bund 10 anni a 0,23%. L’aumento dell’avversione al rischio collegata alle molte incertezze sul futuro della politica estera americana ha determinato un allargamento degli spread, con il BTP 10 anni a 1,73% e lo spread sul Bund in area 157 pb. I tassi a breve hanno segnato modeste flessioni, collegate anche a incertezza sulle prossime mosse della Fed. A nostro avviso, invece,un rialzo dei tassi dei fed funds a dicembre rimane lo scenario centrale,, con probabilità estremamente elevata.
  • Sui mercati valutari, il dollaro ha ridotto le correzioni iniziali contro le principali valute e il peso messicano ha recuperato parte delle perdite iniziali. Consolida il franco svizzero insieme allo yen, le due valute rifugio per eccellenza hanno infatti beneficiato della volatilità ed avversione al rischio sui mercati. Anche l'euro riduce i guadagni contro dollaro scambiando sotto 1,10 dopo un massimo a 1,1299 toccato nella notte elettorale.
  • Area euro La Commissione UE ha pubblicato le previsioni macroeconomiche di autunno che segnano l’inizio del Semestre Europeo e forniscono indizi sulla valutazione dei budget nazionali. La Commissione si aspetta che la crescita area euro chiuda il 2016 all’1,7%, rallenti marginalmente nel 2017 all’1,6% e riacceleri all’1,8% nel 2018. La Commissione sottolinea che i rischi verso il basso per la crescita sono aumentati rispetto alla primavera e sono legati all’incertezza politica e all’andamento del commercio mondiale.  L’inflazione è vista in aumento fino all’1,7% nel 2018 da 0,3% nel 2016, le stime sono al di sopra di quelle BCE di settembre. Il grosso dell’aumento della dinamica dei prezzi al consumo dovrebbe venire dalle pressioni dalla componente energia, ma anche l’inflazione sottostante dovrebbe recuperare fio a 1,4% nel 2017.

BCE – I commenti dei membri del Consiglio nel post voto americano hanno invitato alla cautela. Nowotny (Austria) ha indicato che è necessario attendere per vedere quali politiche in concreto Trump adotterà  e più nel breve termine cosa farà la FED a dicembre.  La BCE deve rimanere guardinga ed essere ponta a reagire in caso di emergenza. Praet, capoeconomista BCE, ha dichiarato che “la BCE è determinata a preservare un grado notevole di stimolo monetario per far tornare l’inflazione al target”. Inoltre Praet ha aggiunto che “non vi è evidenza conclusiva sul fatto che le politiche monetarie in essere stiano danneggiando la redditività delle banche” ma ha rassicurato sul fatto che il Consiglio continua monitorare le ripercussioni delle proprie politiche sui titoli bancari. Knot (Olanda)  ha detto che la BCE seguirà i mercati con attenzione e che si trova in disaccordo con le posizioni protezioniste di Trump. Intanto Jazbec (Slovenia) tendenzialmente un falco, ha detto che i tassi resteranno bassi per il futuro prevedibile.