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Brexit/Davide batte Golia

Non basta il referendum, serve un voto del Parlamento

di Giuseppe Turani |

Ormai la chiamano tutti “Davide”. Davide contro il governo Golia. Gina Miller è una bravissima donna d’affari, abituata alle battaglie anche impopolari. Ma questa volta ha sfidato il governo inglese e ha vinto. E ha sollevato un pandemonio di proporzioni gigantesche. Rischia di cambiare la storia europea.

Le sono bastati alcuni fogli di carta da bollo. Qualche tempo fa ha presentato un ricorso all’Alta  corte di giustizia inglese sostenendo una tesi molto semplice e netta: il primo ministro Theresa May non può prendere alcuna decisione in merito alla Brexit perché il referendum era solo consultivo. Prima di muoversi deve ottenere un voto favorevole da parte del Parlamento.

L’Alta corte le he dato ragione. E quindi il primo ministro inglese ha ora le mani legate. Deve andare in Parlamento. La sterlina, che nelle scorse settimane era scesa molto, ha preso il volo.

E la ragione è molto semplice: i mercati non credono che la signora May riuscirà a avere un voto favorevole dal Parlamento inglese. Quindi “no voto, no Brexit”. L’Inghilterra rimane nella Ue esattamente come prima del referendum. Sarà di nuovo il centro finanziario europeo. Nessuna banca dovrà spostarsi a Parigi o a Dublino. La vita proseguirà come sempre. Si brindi.

Dai tempi del referendum a oggi gli umori inglesi sono infatti molto cambiati. I protagonisti di quella grande battaglia per l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue si sono ritirarti dalla politica o defilati, non contano più niente.

E gli inglesi hanno già provato a masticare amaro. A causa della caduta della sterlina molti generi (marmellate comprese) cominciano a scarseggiare nei supermercati. E moltissimi generi, dagli iPad ai computer, sono saliti di prezzo.

Parecchi osservatori dicono che, se si dovesse rifare oggi il referendum, avrebbe un risultato contrario. Ma non sarà necessario rifare la consultazione popolare. Il Parlamento potrebbe votare no. E la partita si chiuderebbe lì.

Potrebbe accadere, insomma, l’incredibile. La Brexit, cioè, potrebbe non esserci affatto. Cameron avrebbe perso il posto per niente, la signora May rischia di andare incontro a una sconfitta politica capace di cancellarla per sempre dalla scena.

E tutto tornerebbe come prima.

Con qualche sconforto aggiuntivo per i vari movimenti populisti e anti-euro che avevano portato la Brexit come esempio di indipendenza e di saggezza e che adesso rischiano di vedersi tornare tutto indietro.

(Da "Tiscali.it" del 3 novembre 2016)