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A passo lento fuori dalla crisi

A metà novembre, fra elezioni americane e referendum, i dati sull'economia italiana e Usa.

di Giuseppe Turani |

Ci si avvia verso una fine d’anno con scadenze decisive. L’8 novembre le elezioni americane, il 4 dicembre il referendum italiano. Due date ormai note a tutti e sulla cui importanza è inutile spendere altre parole. In mezzo, però, due appuntamenti-chiave il 15 e il 16 novembre.

Il 15 usciranno i dati relativi alla crescita tedesca nel terzo trimestre. Gli esperti e i vari sondaggi dicono che la Repubblica Federale stia accelerando, soprattutto dopo la Brexit. La fiducia è al massimo e sarà interessante verificare se davvero la decisione inglese di uscire dalla Comunità ha favorito la Germania, che già andava bene.

Il giorno dopo, il 16 novembre sarà la volta della prima release del Pil italiano nel terzo trimestre. Di norma questo primo dato non è mai molto attendibile, ma, a meno di tre settimane dal voto sul referendum, sarà comunque al centro delle polemiche. Da esso si dovrà vedere se la ripresa italiana ha preso una certa consistenza oppure no, dopo l’andamento piuttosto fiacco dei primi due trimestri.

I dati parziali conosciuti fino a oggi (produzione, ecc.) dicono che il 16 dovremmo avere una sorpresa positiva. Ma nessuno può dirsi sicuro.

Di certo, invece, c’è che l’Europa, nonostante tutto, sembra consolidare la propria ripresa. La Francia, che prima era andata male, nel terzo trimestre è passata in positivo. E la Spagna continua la sua corsa meravigliosa. Anche per questo sarà interessante il dato italiano: l’ultimo fra i grandi paesi dell’Unione a comunicare i dati sulla propria crescita.

Sull’altra sponda dell’Atlantico la stima “advance” della crescita nel terzo trimestre su quello prima è già stata pubblicata e si parla di un 2,7 per cento (dato annualizzato) contro l’1,4 per cento del trimestre precedente. L’America, insomma, accelera.

L’altra grande locomotiva del mondo, la Cina, prosegue verso la sua crescita annuale del 6,5 per cento.

Il panorama (guerre a parte) non è quindi così scoraggiante come a volte si scrive. Il mondo sembra davvero uscito dalla Grande crisi e si è rimesso in marcia. Certo, a ritmi rallentati rispetto a quello che accadeva prima. Ma questo dipende dal fatto che si è ormai diffusa (e non a torto) una certa disistima nei confronti dei governanti, troppo lenti e impacciati nel reagire alle difficoltà che si erano presentate.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 2 novembre 2016)