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Noi che amiamo Angela Merkel

“Renzi deve solo dirmi dove vuole i volontari tedeschi e che cosa devono fare. Sono pronti a partire in ogni momento”.

di Giuseppe Turani |

A proposito del recente terremoto in Italia il cancelliere della Repubblica federale tedesca, signora Angela Merkel, ha detto due cose attraverso il suo portavoce ufficiale. La prima: “Renzi deve solo dirmi dove vuole i volontari tedeschi e che cosa devono fare. Hanno già lavorato in Italia e sono pronti a partire in ogni momento”. E’ il caso di notare che i tedeschi sono  il secondo paese, dopo Israele, che offre ufficialmente aiuto all’Italia in questo difficile momento. In passato hanno dato una grossa mano a rimettere in sesto il paese di Onna.

La seconda cosa detta dalla signora Merkel: “Adesso Renzi deve fare tutto quello  che serve per la sua gente. Il patto di stabilità non è così rigido”.

Queste affermazioni, riportate dalla stampa, non hanno sollevato applausi. Molti, anche fra i miei pochi  lettori, sono diffidenti, maldisposti verso la Germania, accusata di fare i propri interessi e, soprattutto, di aver imposto troppa austerità agli altri.

Ma, forse, è ora di ripensare un po’ il nostro atteggiamento. Per introdurre il tema, riporto il secco  commento di un lettore, Enzo Arcangeli: “Gli italiani amano la Merkel, senza di lei e Draghi l’Italia non esisterebbe nemmeno come espressione geografica”.

Non so se gli italiani amano davvero la signora Merkel, ma il resto della frase ha un senso.

Chi oggi critica, spesso e volentieri, la Germania dimentica una cosa molto semplice. Anzi, due. La Repubblica federale è di fatto l’unico paese in Europa (fra quelli grandi) che funziona davvero. I conti sono in ordine, la crescita c’è, il lavoro pure, il welfare è fin troppo. Non solo: la Germania ha accolto un milione di immigrati e li sta integrando (case, istruzione, assistenza, lavoro).

Quindi chi è pronto a scagliare pietre contro la Germania, si fermi qualche istante a riflettere. Il resto dell’Europa che conta (Italia, Francia, Spagna) tira avanti con difficoltà, e non ha mai  i conti a posto. Il disordine, insomma, è altrove, non in casa della signora Merkel.

Ma c’è di più. Anche se si fa finta di non vedere, oggi, noi e gli altri, stiamo in piedi grazie alla Germania. Basta fare un piccolo esperimento mentale per accorgersene. Grazie all’euro (anche se Salvini  non lo ha capito e non lo capirà mai) possiamo rifornirci di denaro sui mercati internazionali a un costo decente. Bene, provate a togliere la Germania dall’euro, che cosa rimane? Un gruppetto di paesi sgangherati in cui non funziona niente, corrotti, e alla perenne ricerca di soldi. Togliete la Germania (con il suo rigore, la sua disciplina, la sua austerità) dall’euro e l’euro crollerà, seminando disordine e inflazione in mezza Europa, distruggendo risparmi come uno tsunami.

(L’elogio di Draghi non lo faccio perché è ovvio e universalmente condiviso).

Ma allora Angela Merkel è una santa? No. Probabilmente ha fatto un errore. All’inizio della crisi da cui siamo appena usciti non ha colto che forse serviva una politica davvero rooseveltiana di rilancio e di crescita. A sua parziale (ma grande) discolpa va detto che era circondata da paesi (Italia compresa) in cui il disordine e lo spreco erano strutturali: evasioni fiscali, corruzione, pensioni anche a giovanetti, ecc.

Da lì, e dalla sua cultura tedesca, la rigidità che abbiamo conosciuto, che ci ha fatto male, e che non si è ammorbidita più di tanto. La signora Merkel, cioè, resta una severa maestra (e un po’ sbaglia), ma non è una pazza e una fanatica.

Mentre a Bruxelles quella banda di fanfaroni della Commissione stanno a spaccare il capello in quattro e stanno discutendo sui decimali, lei si alza, sola, e dice: “Renzi faccia quello che deve fare per il suo popolo”. Ai conti penseremo dopo.

E, nel  caso in cui qualcuno non avesse capito, aggiunge: “Ditemi cosa dobbiamo ricostruire in Italia, i miei volontari sono pronti a partire”.

Chapeau.