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Vivere con il terremoto

"Ricostruiremo tutto", dice Renzi. Ma ha senso?

di Giuseppe Turani |

“Ricostruiremo tutto”, ha detto Renzi, senza alcuna esitazione, davanti alle macerie del terremoto di fine ottobre. Una follia? No, assolutamente. E’ quello che bisogna fare, non ci sono alternative.

Ma – dicono i soliti specialisti in tutto – che senso ha ricostruire dove si sa già che la terra trema?

La risposta si divide in due parti.

1- Si ricostruisce tutto dov’era e com’era per una ragione sentimentale, identitaria, storica. Quelle macerie sono l’Italia. Generazioni e generazioni sono nate lì. L’Umbria e le Marche sono fra le cose più belle del mondo. Anni fa ho avuto la fortuna di sorvolarle in elicottero: mai visto niente di più  bello. Il terremoto ha sfregiato questa bellezza, ma dobbiamo riprendercela. Se abbiamo un minimo di rispetto per noi e per la nostra storia.

2- La seconda ragione per cui bisogna ricostruire tutto è molto più pragmatica e semplice: non esiste altro posto. Se si guarda una mappa dei terremoti in Italia si vede che tutto il territorio nazionale, in pratica, è stato colpito. Quindi non ha senso spostare Amatrice o Norcia di 30 o 100 chilometri, bisognerebbe andare su Marte, ma per questo non siamo ancora pronti. Su questo punto, quindi, nessuna polemica ha senso: Umbria e Marche vanno ricostruite esattamente come erano.

Ma, si aggiunge, è ora di mettere in sicurezza il territorio. Ovvio. Con qualche avvertenza. Mettere in sicurezza un territorio contro i terremoti è quasi impossibile. Ma si possono fare edifici anti-sismici. Certo, in Italia vorrebbe dire rifare quasi tutto il paese e sicuramente tutta la dorsale appenninica, dalla Calabria fino alla pianura padana.

E’ inutile prenderci in giro. Non abbiamo i mezzi finanziari. Nessuno al mondo li ha e infatti nessuno al mondo si è imbarcato in un’impresa del genere.

Si possono fare due cose, però.

1- Stabilire che ogni ricostruzione, e ogni ristrutturazione di un certo livello, debba avvenire nel rispetto dei più moderni criteri anti-sismici. E questo è già previsto da leggi e norme vigenti. Non c’è nulla da inventare. E, mediamente, si tratta di disposizioni rispettate e abbastanza efficaci.

2- Si può, volendo, fare un piano straordinario per mettere in sicurezza almeno scuole e ospedali (se si trovano i mezzi finanziari), ma non intere aree del paese.

Di più non si può fare. Chiunque dica il contrario, vi sta dicendo una bugia.

E allora gli italiani che cosa devono fare? Che cosa possono fare?

Non molto di più di quello che stanno facendo: convivere con i terremoti. Siamo un paese bellissimo, ma molto sismico, e non possiamo farci niente. Possiamo sperare che la nostra casa non ci caschi in testa nei prossimi mille anni e possiamo imparare come si convive con i terremoti. Che cosa bisogna fare quando si sente la  prima scossa, cosa portare con noi, dove andare, cosa non fare. Anche i bambini, a scuola, dovrebbero imparare queste cose.

E poi dobbiamo avere una protezione civile efficiente e straordinaria. Ma questo mi sembra che ci sia, e lo abbiamo visto il 24 agosto.

Nel giro di pochi minuti da tutta Italia (Milano, Torino, Udine, Bolzano, ecc.) si sono alzati in volo gli elicotteri diretti sui luoghi del terremoto, con a bordo i preziosi cani Usar con i loro conduttori. Forse la gente non sa che gli uomini che guidano i cani da macerie Usar (volontari) tutte le domeniche, con qualsiasi tempo, escono in addestramento e sempre su terreni diversi. In agosto hanno tirato fuori (e salvato) più di 250 persone da sotto le case crollate.

Intanto, sulle autostrade cominciavano a muoversi le colonne di soccorso, con le grandi ruspe, ma anche con gli ospedali da montare in pochi minuti. E anche queste colonne sono arrivate da tutta Italia, sono partiti tutti. Torino ha fatto una scuola, il Friuli un ponte, ecc.

La nostra protezione civile è fatta così: si prepara. Nel giro di qualche giorno a Amatrice e dintorni sono stati serviti, sotto accoglienti tende, pasti caldi a tutti i terremotati.

E anche in occasione di questo secondo terremoto abbiamo visto i pullman partire per portare gli sfollati negli alberghi della costa poche ore dopo. E i soccorsi si sono attivati addirittura nel giro di pochi minuti, in molti casi erano già sul posto, intenti a riparare i danni di agosto.

Proprio mentre sto scrivendo leggo che l’Unione europea si è messa in contatto con la nostra protezione civile e ha garantito il proprio aiuto. Israele è stato il  primo paese a fornire i propri specialisti (che già erano stati qui in agosto).

Insomma, la protezione civile c’è, funziona e quasi certamente è fra le migliori del mondo.

Resta il fatto, non rimediabile, che siamo un paese a rischio sismico. Ma siamo anche un paese che ha deciso di ricostruire tutto. E questo è bene.