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La chimica sui campi

Grandi aziende e agricoltura

di Giuseppe Turani |

Anni fa un mio amico che insegnava economia in una prestigiosa università italiana era solito concludere così il suo corso: “Vi ho insegnato quello che sta scritto nei manuali. Adesso però vi darò l’ultima regola, quella che non c’è nei libri. Se mai vi capitasse di fare gli imprenditori, cercate di organizzare un monopolio. Avrete successo, farete tanti soldi e forse sarete anche felici. Buona fortuna”.

I dirigenti della Bayer e della Monsanto probabilmente non hanno seguito quel corso, ma qualcun altro deve aver dato loro lo stesso consiglio. Il tentativo di fusione fra le due società, infatti, punta a creare un sostanziale monopolio nel settore dei prodotti per l’agricoltura (diserbanti e sementi), cosa che consentirà alla nuova società di fare utili molto elevati.

Le lezioni che si ricavano da questa vicenda sono due:

1- Oggi non è più immaginabile un’agricoltura senza chimica (diserbanti, sementi, e altro). Se sul pianeta si vuole mangiare tutti, l’unica strada è quella di un’agricoltura “artificiale”, che permette rese per ettaro elevatissime rispetto ai metodi tradizionali di coltivazione. E’ una verità nota da tempo, ma che ha impiegato molti anni per farsi strada. In Italia persino gli spaghetti vengono da grano mutato geneticamente, attraverso bombardamento nucleare nei laboratori del Cnen. Senza quelle “mutazioni”, non avremmo nemmeno il nostro tradizionale piatto di pasta. La vicenda, comunque, non è conclusa: varie associazioni ambientaliste lottano fortemente contro questa agricoltura “artificiale”, anche se è evidente che su tratta di una battaglia persa.

2- La ricerca in questo campo è molto costosa e molto lunga. In pratica può essere affrontata solo da società molto grandi, capaci di allestire grossi laboratori, ma anche di premere sul potere politico. La logica di mercato le spinge a diventare sempre più grandi e sempre più connesse. Il potere politico potrebbe intervenire per limitare i danni (bene o male un po’ ovunque ormai esistono leggi anti-trust). Ma in questo caso la difficoltà sta nel trovare “altri” operatori, impresa che spesso si rivela impossibile.

Si potrebbe immaginare un intervento statale per fissare i prezzi di questi prodotti (già si fa con molti medicinali), ma la forza di queste società è davvero molta e quasi sempre riescono a fare quello che vogliono.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 14 settembre 2016)