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Renzi cambia rotta

Cambio di strategia sul lavoro. Basta provvedimenti spot.

di Giuseppe Turani |

Per coloro che non credevano a un’anima moderna del governo Renzi, forse è arrivata l’ora di cominciare a ricredersi. Sembra infatti che siano in elaborazione (forse già per la prossima manovra finanziaria) due provvedimenti molto interessanti e in parte inattesi.

Il primo riguarda i vari sgravi contributivi varati per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Una misura un po’ artificiale (e molto discussa) che doveva servire per incentivare l’assunzione in pianta stabile dei lavoratori. Insomma: tu imprenditore assumi e io governo non ti faccio pagare (in tutto o in parte) i contributi previdenziali per i neo-assunti.

Bene, tutta questa roba un po’ barocca, che però ha funzionato,  dovrebbe essere spazzata via e sostituita da una decisione molto più semplice e lineare: il taglio del cuneo contributivo, per tutti e in ogni condizione, nuovi e vecchi assunti, vecchie e nuove imprese.

Non si tratta solo di mettere una norma al posto di un’altra. Siamo a un cambio di strategia e di filosofia. Dalle misure “spot” (e un po’ discutibili) per incrementare l’occupazione si passa a una misura strutturale per abbassare i costi di produzione di tutto quanto il sistema.

Naturalmente, adesso bisognerà vedere a quanto ammonterà questo taglio perché i soldi sono sempre pochi. Inoltre si sa già che non potrà scattare prima del 2018 perché i vecchi sgravi sono già stati prorogati, sia pure in forma ridotta.

Ma l’importante è uscire dai provvedimenti “speciali” per passare a un normale e strutturale sostegno all’attività produttiva.

E forse è anche presto per dire che siamo in presenza di una nuova strategia economica del governo Renzi. Quello di cui si può e si deve prendere atto è che in materia di lavoro si sta rientrando dentro un percorso classico e molto più corretto

L’impressione che stia maturando qualcosa di nuovo è comunque avvalorata anche dall’altra notizia. Ci sarebbe l’intenzione di far nascere l’Iri, che non è il vecchio Iri, ma l’Imposta sul reddito imprenditoriale. E dovrebbe essere fissata, per le piccole imprese, nella misura del 24 per cento, e fermarsi lì.

A quanto risulta sono tutte cose ancora in discussione e si vedrà quanto di esse entrerà nella nuova legge di manovra. Ma è interessante che dentro al governo si cominci a discutere di misure strutturali al posto della distribuzione di bonus variamente congegnati a destra e a sinistra. Era ora.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 17 settembre 2016)