Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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L'inverno infinito

Con la vittoria del NO si torna indietro. Con il SI forse si va avanti.

di Giuseppe Turani |

L’autunno del nostro scontento si trasformerà in una primavera di smagliante bellezza? Non credo, ma ci si può provare. O, almeno, si può provare a capire. Magari cominciando con il dire che l’ambasciatore americano ha detto una cosa giusta, esatta al millimetro: una vittoria del NO danneggia l’Italia. Poi, convengo che se stava zitto era meglio.

Il perché dovrebbe essere chiaro persino a quelli che fanno parte del cartello del NO, un rassemblement fra i più eterogeni della terra, mancano solo Gengis Khan e Ramsete secondo.

Se vince il NO il governo, qualunque sia l’intenzione e l’ispirazione di Renzi, è liquidato. Può anche rimanere in carica, ma sarà comunque un’anatra zoppa, una specie di amministratore a mezzo servizio e con poteri limitati. Quindi, prima o poi (meglio prima) dovrà togliersi di torno e lasciare che il paese vada alle urne. Con quale legge elettorale? Non si sa.

Se si toglie il ballottaggio, come sembra vogliano in molti, alla fine si avrà un parlamento (con due camere) ancora più ingovernabile di quello attuale, incapace cioè di produrre governi coerenti. E quindi sarà obbligatorio fare qualche larga intesa, con dentro tutti e il contrario di tutti.

Situazione meravigliosa per le piccole e grandi lobby, che potranno spadroneggiare e impedire qualsiasi seria riforma. Difficile, con un governo di larghe intese, anche prendere misure incisive in economia: bisognerà tener conto degli interessi di tutti e accontentare un po’ tutti. E il modo migliore e più diretto sarà non fare niente, così non si scontenta nessuno.

Con un governo delle larghe intese restano i grillini a  gridare sui tetti, ma questo grande danno non fa. E anche a loro è la cosa che piace di più.

In caso di vittoria del SI, invece, Renzi esce molto rafforzato e non avrà più alibi. Dovrà dimostrare di essere davvero il capo di un partito riformista moderato. I frequentatori di palazzo Chigi (fra i quali non sono) sostengono che dentro questo governo esiste un’anima profondamente liberal-democratica che aspetta solo di potersi rivelare. Voglio crederlo, anche se dopo mezzo secolo di consociativismo sono diventato un po’ diffidente.

Ma è una carta da giocare. La carta del no, invece, l’abbiamo già  vista: basta voltarsi indietro.

Ma voglio essere ancora più chiaro: economia e disoccupazione. Renzi e l’ottimo Padoan possono raccontare quello che vogliono, ma l’Italia, così come è oggi, è destinata a crescere dell’1 per cento, o meno, da qui all’eternità. Altro che primavera di smagliante bellezza: se non si cambia ci attende un lunghissimo inverno perenne. Con disoccupazione sopra, o appena sotto, il 10 per cento ancora per almeno un decennio, forse due.

Conviene cambiare.