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Quando lo Stato mangia lo Stato

I paesi meno austeri d'Europa riuniti a Atene contro l'austerità. Un flop.

di Giuseppe Turani |

Mi sembra che il grande summit socialista di Atene contro l’austerità sia già scomparso dalle cronache. In effetti, anche se questo potrà dispiacere a qualche renziano doc, è stata una riunione abbastanza lunare. I paesi meno austeri d’Europa si sono riuniti per chiedere la fine dell’austerità. E potremmo chiuderla qui.

Ma ci sono un paio di ragionamenti da fare. Il primo riguarda il fatto che tutti questi, diciamo spendaccioni?, si rivolgono con toni ultimativi alla Germania, che dovrebbe aprire la borsa dei soldi.

Quasi certamente non avverrà. E per una ragione molto semplice. La signora Merkel ha due problemi. Il primo è rappresentato dagli immigrati: ne ha fatti entrare forse troppi e a parte della sua gente questo non piace. Ma ormai quello che è stato fatto è  stato fatto.

Il secondo problema è che i tedeschi in austerità ci stanno da sempre e detestano gli “spendaccioni” del Sud Europa. In periodi elettorali (la Merkel aspira al quarto  mandato consecutivo) è dura spiegare al cittadino tedesco che bisogna tirare fuori dei soldi per consentire a Hollande di abbassare l’età pensionabile dei suoi cittadini o a Renzi di lasciare che i suoi cittadini evadano in massa le tasse o che stiano a poltrire in comodi uffici pubblici.

Quindi penso che l’austerità sarà sostituita dalla flessibilità in misura minima, giusto quel tanto che servirà per consentire al Sud Europa di respirare.

I tedeschi sono convinti che, facendo le riforme, la crescita verrà da sé e che non servirà una grande flessibilità (cioè nuovi debiti). O, meglio, i debiti si possono anche fare, ma in presenza di una riorganizzazione dello Stato (caso italiano). Se invece i nuovi debiti debbono servire per coprire antiche inefficienze, allora è una spirale che non finirà mai. E priva di senso.

Adesso in questo paese tutto è sospeso in attesa del referendum. Tutta la partita si gioca lì.

Ma, una volta fatto il referendum, chiunque vinca, una cosa è chiara: è inutile aspettarsi dall’Europa (e dalla Germania) grandi aperture e grande benevolenza.

Se si vuole andare avanti, se si vuole crescere, bisognerà mettere mano a questo paese: un milione e mezzo di persone che vivono di politica è una cosa tremenda, insopportabile per chiunque, figurarsi per l’Italia.

Però, si dice, le riforme hanno effetti sui tempi lunghi mentre noi avremmo una certa fretta. Vero. Allora si può dare una spinta investendo del denaro preso a debito (di nuovo), ma solo a fronte di vere riforme, non solo di sconti fiscali in cambio di nuove assunzioni.

In Italia ci sono molti problemi, ma li possiamo riassumere quasi in una sola frase: qui lo Stato sta mangiando lo Stato. Costa troppo, è vecchio, pieno di burocrati, spesso incomprensibile, arretrato, sordo alle novità. Insomma, la nostra “direzione generale” è talmente affollata e costosa che si sta mangiando tutta l’azienda.

Se non si esce da questa trappola, non esiste alcuna speranza per questo paese.

Paese peraltro meraviglioso, dove da Trento partono con l’elicottero e i cani da ricerca per andare a Amatrice a salvare la gente e dove poi gli stessi trentini in dodici giorni costruiscono una scuola per i ragazzi del paese e dove Milano “ricostruisce”, con sue strutture e uomini, l’amministrazione comunale distrutta dal terremoto.