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Alto si è levato il canto dei gufi

Esaurita la ripresa italiana. Si frena anche in Europa. Troppa confusione.

di Giuseppe Turani |

Giornata di gloria per i gufi: l’Istat ha appena dichiarato che la ripresa italiana si è fermata e che in sostanza da qui a fine anno si procede per inerzia. In queste condizioni raggiungere la crescita annua dell’1 per cento diventa molto difficile, praticamente impossibile.

E quindi il coro dei gufi si è levato già di prima mattina: “Tutto sbagliato, tutto da rifare, Renzi va a casa”. Tutti si sono dimenticati di dire che che la frenata è mondiale e soprattutto europea. La spiegazione può risiedere nelle troppe incertezze politiche esistenti nel mondo (dall’esito della corsa alla Casa Bianca agli effetti veri della Brexit e ai terremoti politici dell’America centrale).

Quindi è certamente vero che Renzi e questo governo sono degli incapaci, ma il giudizio va esteso al resto del mondo: sono tutti, più o meno, incapaci. Non si tratta di una particolarità italiana o di Renzi.

In realtà, quello che sta accadendo è che l’uscita dalla crisi dei sub-prime si sta rivelando lentissima. E questo innervosisce le opinioni pubbliche di tutti i paesi. Per quanto riguarda l’Europa, poi, è scoppiata anche la vicenda dei migranti.

Inoltre, con le opinioni pubbliche dei paesi (particolarmente in Italia) molto divise, diventa difficile far passare quelle riforme che potrebbero ridare spinta all’economia. In Europa (e molto di più in Italia) queste riforme hanno una sola direzione sensata: ridurre gli elefantiaci apparati statali, allungare le briglie ai mercati. E, in funzioni anti-congiunturale, sarebbero anche utili interventi tipo New Deal.

Tutto questo, almeno qui in Italia, è noto e non da oggi. Ma si riesce a fare poco, oggettivamente, perché più di mezzo parlamento lavora affinché il governo passi da insuccesso a insuccesso. Non il contrario. E nessuno spiega che cosa dovrebbe fare il governo. L’unica che lo fa, e va a suo merito, è Susanna Camusso, la segretaria della Cgil. Peccato che dica una cretinata: lei vuole una grandissima patrimoniale con cui finanziare opere pubbliche. Non le hanno spiegato, o non ha voluto capire, che con una patrimoniale di varie centinaia di miliardi di euro questo paese è condannato a rimanere in recessione per decenni.

Però qualche intervento pubblico va fatto. Finanziato come? Oggi esiste solo il ricorso al debito. Certo, ne abbiamo già tanti, troppi. Ma non esistono alternative. Si deve rischiare.

Anzi, se ci volgiamo indietro ci accorgiamo che siamo stati, come collettività, stupidi perché non abbiamo sfruttato questi anni di denaro abbondante e a costo quasi zero.

Certo, il rischio è che i nuovi soldi (ottenuti a debito) vengano usati non per fare cose buone, ma per distribuire mance, come è stato negli anni passati. Ma le opposizioni dovrebbero esistere per vigilare su questo. Non per dire no a qualsiasi cosa.

Ma è inutile stracciarsi le vesti. Fino a novembre, o a dicembre, questo paese è bloccato in attesa del referendum costituzionale. In queste condizioni nessuno (nemmeno un matto come Renzi) può osare più di tanto. E quindi si procederà cauti, con gli imprenditori che si mettono sull’Aventino e le opposizioni che affilano le armi: magari dopo il referendum nascerà la prospettiva di un bel ribaltone.

Per fare cosa? Boh, non ha nessuna importanza. Quello  che conta è mandare a casa il governo e farne un altro. Ministri nuovi, presidente nuovo, idee possibilmente vecchie. Anzi, meglio nessuna idea.