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Roma / Non fiori ma opere di bene

Il destino della signora Raggi è quello di essere il sindaco di un immenso patatrac.

di Giuseppe Turani |

Ha ragione Roberta Anguillesi, quando dice che i grillini vivono in una realtà “altra”, fatta di complotti, di sirene e di mille altre sciocchezze e quindi sono preparati a tutto. Però hanno ragione anche quelli che sostengono che i fatti hanno la testa dura. E quelli di Roma hanno una testa durissima: 13 miliardi di debiti, monnezza ovunque, popolazione Cinque stelle che si aspetta tre domeniche alla settimana e vari pasti gratis, tre milioni di persone che vorrebbero vivere in una città decente. Autobus che forse ci sono o forse no. Nessun posto, se non in Germania, dove liberarsi dei rifiuti (a pagamento), sempre che qualcuno li raccolga (e non è sicuro).

Tutto questo dovrebbe essere governato da una banda di dilettanti, guidati da una bambolina imbambolata (che ogni tanto piange pure), che dopo due mesi non è ancora in grado di presentare una giunta. Per carità, alla fine qualcosa metteranno insieme. Ne va dell’onore dei Cinque stelle, e della loro reputazione.

Però non si può immaginare che da queste premesse venga fuori un’amministrazione straordinaria. Sarà la solita cosa romana, 30 per cento di pasticci 30 per cento di imbrogli e 40 per cento di balle. Con anche un’ipotesi, forse non lontanissima, di dimissioni di tutto il gruppo dirigente Cinque stelle, con relativo patatrac, fuga al calar della sera, e arrivo sul cocchio dorato del buon prefetto Tronca, se avrà avuto l’accortezza di tenersi libero.

Può anche essere che, stringendo i denti e affidando la Raggi a un paio di robuste badanti, la giunta capitolina riesca anche a fare i suoi cinque anni.

Quello che è sicuro è che questa non sarà  la prova d’orchestra che  porterà i Cinque stelle sul podio di palazzo Chigi. Qualunque cosa facciano, o inventino, questa avventura romana sarà un po’ come la storia di quel tale che andava a un funerale senza sapere che era il suo.

Ecco, il corteo si è già messo in movimento. I fiori saranno portati da varie deputate grilline romane, che pretendono di aver una sorta di jus primae noctis su tutti gli affari romani.

Ci sono miliardi che girano e migliaia di posti di lavoro e di poltrone. Tutto questo viene lasciato alla bambolina imbambolata mentre loro stanno in parlamento a farsi prendere in giro da Renzi? Costrette a salire sui tetti di Montecitorio per farsi notare?

Insomma, hanno capito (tutti) in ritardo che l’Eldorado sta in Campidoglio non al Senato o alla Camera. E i grillini, qualunque cosa dica il loro guru, sono un popolo  che vive in una realtà “altra”, ma che ha una fame della madonna.

Staranno attaccati alle gambe della Raggi e di Roma finché non le avranno spolpate.

Poi faranno due tweet per dire che la colpa è dei poteri forti. E andranno all’assalto di qualcos’altro. Ma a quel punto il  corteo funebre probabilmente sarà arrivato a destinazione.

Nessuno di loro andrà a palazzo Chigi, nessuno farà l’amnistia per tutti i processi per diffamazione che attendono il comico (che non ha la protezione parlamentare). E quindi tutto finirà nella più grande rissa politica mai vista in Occidente. Forse, serviranno i carabinieri.