Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

L'Europa rallenta

Nella riunione di giovedì la Bce potrebbe tagliare le stime di crescita. Confermando la politica monetaria ultra-accomodante.

di Redazione |

Settimana ricca di avvenimenti economici la prossima, a partire dalla diffusione del dato sul Pil della zona euro relativo al secondo trimestre oltra alla riunione della Bce giovedì e la diffusione del Beige Book della Fed.

Martedì sarà diffusa la seconda stima sulla crescita del PIL area euro nei mesi primaverili. Il dato, spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo, «dovrebbe confermare il rallentamento della crescita a 0,3% t/t (1,6% a/a) da 0,6% t/t (1,7% a/a). Stando alle indicazioni dai dati nazionali, la domanda interna dovrebbe aver contribuito per soltanto lo 0,2% t/t alla crescita dopo il +0,7% t/t di inizio anno. La spesa per consumi dovrebbe essere stata circa la metà che a inizio anno (0,3% t/t) quando era stata gonfiata da effetti di calendario inusuali. Inoltre, gli investimenti in costruzioni dovrebbe correggere (-0,4% t/t) il forte aumento del 1° trimestre (+1,4% t/t) dovuto al clima eccezionalmente mite. Le esportazioni nette dovrebbero aver offerto un contributo positivo di 0,3% t/t, grazie a una dinamica delle esportazioni più vivace (+1,0% t/t) che a inizio anno. Infine, le scorte dovrebbero aver sottratto uno 0,4% t/t. Le indagini di luglio e agosto suggeriscono una stabilizzazione della crescita del PIL a 0,3% t/t nel trimestre corrente». 

Di fronte a questi dati, sarà inevitabile per la Bce procedere a una revisione al ribasso delle stime formulate a giungo relative a crescita (1,6% nel 2016 e 1,7% nel 2017- 18) e inflazione (1,3% nel 2017 e 1,6% nel 2018). Già nella riunione di luglio, il Consiglio era generalmente concorde sul fatto che l’esito del voto inglese favorevole alla Brexit avesse spostato il bilancio dei rischi per lo scenario euro zona verso il basso. Inoltre, i membri BCE notavano che la “crescita globale rimaneva debole” e si dichiaravano “preoccupati degli effetti sul ciclo del perdurare di un elevato grado di incertezza”.

Che cosa è cambiato rispetto a luglio? Le informazioni sul ciclo mondiale sono di stabilizzazione su livelli modesti. Nell’area euro, le indagini di fiducia presso le imprese IFO, Istat, e indice della Commissione UE hanno sorpreso verso il basso ad agosto e segnalato un rallentamento della domanda non solo dall’estero ma anche domestica, in particolare nel commercio al dettaglio. Nel complesso, i dati qualitativi sinora disponibili per il 3° trimestre suggeriscono una stabilizzazione della crescita del PIL intorno a 0,3% t/t anche nella seconda metà di quest’anno. Gli analisti ritengono quindi che la BCE limerà le stime 2017-18 di un paio di decimi con una stabilizzazione della ripresa all’1,5%, poco al di sopra del potenziale e sui livelli del 2015.

Tutto questo non potrà che avere riflessi sulle prossime mosse di politica monetaria. «Stime di crescita e inflazione per il 2017-18, al di sotto di quelle di marzo, quando la BCE aveva aumentato gli acquisti di titoli a 80 miliardi di euro e annunciato le operazioni di rifinanziamento a quattro anni TLTRO II, giustificherebbero, a nostro avviso, almeno un prolungamento della politica monetaria ultra accomodante. Già nei verbali della riunione di luglio – sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo - si evidenziava che il Consiglio era generalmente concorde sul fatto che l’incertezza dello scenario richiedeva un potenziamento della retorica nonché una discussione “sull’orizzonte temporale su cui estendere le politiche accomodanti”. Si indicava inoltre la necessità di potenziare altri interventi di politica economica per sostenere una ripresa più decisa nella zona euro».

Mercoledì la Fed pubblica il Beige Book in preparazione della riunione del FOMC del 21 settembre. La valutazione complessiva del rapporto dovrebbe rimanere moderatamente positiva, con indicazioni di espansione dell’attività diffusa, come nei rapporti precedenti. Il manifatturiero dovrebbe rimanere generalmente debole, ma ci dovrebbero essere segnali di stabilizzazione dell’attività, mentre le costruzioni residenziali e i consumi dovrebbero essere in crescita. Le informazioni dal mercato del lavoro dovrebbero essere ancora coerenti con una continua riduzione delle risorse inutilizzate e una tendenza a moderato rialzo dei salari, soprattutto per la manodopera specializzata, mentre per l’inflazione non ci dovrebbero essere pressioni significative. Il rapporto non dovrebbe modificare il quadro macroeconomico generalmente positivo, coerente con la possibilità che alla riunione di settembre la Fed alzi i tassi di 25 basis points.