Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Crescita zero. Perchè?

Sono diminuiti gli investimenti: Brexit e sopratutto incertezza politica. Fino a dopo il referendum, difficile migliorare.

di Giuseppe Turani |

I gufi staranno già festeggiando. E in effetti hanno avuto successo. Crescita zero nel secondo trimestre rispetto al primo, l’Istat ha confermato. Che cosa è capitato? I dati dell’Istat spiegano tutto con molta chiarezza. L’export è andato bene, la domanda interna è rimasta stazionaria (bene la privata, meno bene quella pubblica), le scorte sono scese un pochino. La botta vera è venuta dagli investimenti lordi fissi: meno 0,3 per cento, che è un valore consistente.

Tradotto in italiano corrente: c’è stato una specie di piccolo sciopero degli imprenditori che hanno rallentato gli investimenti. Cosa può aver determinato questa “prudenza”? Due soli i fatti si vedono all’orizzonte. Il primo è la solita questione della Brexit: gli equilibri in Europa stanno un po’ cambiando e gli imprenditori preferiscono stare cauti. Poi c’è l’altra grossa questione: il referendum. L’incertezza è molta. Non si sa come andrà a finire, non si sa se avremo ancora un governo Renzi (o cosa altro e con quali progetti) o se si andrà a votare (con quale esito e con quale legge elettorale).

Insomma, incertezza quasi sul 100 per cento del panorama italiano dei prossimi tre mesi.

In queste condizioni, gli imprenditori hanno preferito stare prudenti e aspettare di capirci qualcosa di più.

Se è così, allora anche il terzo trimestre, che finisce a settembre non sarà buono, l’incertezza è la stessa. E anche il quarto non promette bene, visto che per almeno metà, fino a novembre, saremo ancora dentro l’incertezza.

La crescita già acquisita, comunque, è pari allo 0,7 per cento e con qualche sforzo si potrà salire allo 0,8-0,9 per cento. Di più, quest’anno non si farà.