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Le due Italie

La prima scava, manda ruspe, costruisce scuole. La seconda va in televisione a fare un po' di spettacolo.
(Nella foto: il doppelganger del comico, Di Maio)

di Giuseppe Turani |

Siamo al primo settembre, che una volta si chiamava anche rentrée. O l’inizio di qualche autunno caldo. Gli operai della Fiom ritiravano fuori le bandiere rosse e si apprestavano a sfilare per le vie delle città, qualche volta insieme a quelli degli atri sindacati. Gli studenti preparavano micidiali cartelli: fuori dalla Nato, viva il compago Ho Co Minh e, naturalmente, onore al comandante Che Guevara.

Oggi tutto questo vive solo nella memoria di quelli che c’erano. E ci si misura su faccende più prosaiche:  soprattutto sui soldi. I tempi sono quelli che sono, e cioè cattivi. L’uscita da questa crisi si sta dimostrando molto lenta, lentissima. Il premier dice che quest’anno si chiuderà con una crescita pari all’1 per cento. Naturalmente fa bene a diffondere un po’ di ottimismo. Credo che alla fine non si andrà oltre lo 0,8 per cento. Va bene lo stesso.

Ma la novità di questa rentrée non è questa. E’ l’evidenza, clamorosa, fortissima, di due Italie, ben distinte.

Chi ha seguito le cronache di questi giorni non può non averlo notato. In poche ore tutte le regioni italiane hanno mandato uomini e mezzi (e cani addestrati) nelle zone del terremoto, dove tutto è  stato raso al suolo. E’ di questa mattina la notizia che il comune di Milano “ricostruirà” l’amministrazione comunale di Amatrice. Manderà giù (l’ha già mandata) una tensostruttura con le scrivanie e i telefoni per dare una sede al comune (che l’ha persa perché è  crollata), manderà dirigenti per riorganizzare il lavoro e anche agenti per costituire un corpo di polizia locale e riprendere il controllo del territorio.

Da Bolzano sono partiti i Tir con dentro tutto l’occorrente per costruire una scuola (e credo che la stiano già montando). Persino la Campania (che non è una regione ricca) ha mandato nelle Marche un’autocolonna con un milione di cose utili. In qualunque telegiornale si vedono le ruspe di Trento (non di Salvini) che stanno sistemando il terreno.

Insomma, questa è la prima Italia, quella che ha fatto poche parole e che già alle otto di mattina del giorno del terremoto ha fatto partire gli elicotteri con i primi aiuti (da Torino, da Milano, da Bolzano, da Trento). Due ore dopo (il tempo di raccogliere specialisti e mezzi) e le varie autocolonne infilavano le autostrade dirette nelle Marche.

Subito sono stati stanziati i soldi e subito è stato nominato il commissario alla ricostruzione, l’ottimo Vasco Errani, persona per bene e competente, verso il quale il paese aveva qualche debito.

Questa, si diceva, è la prima Italia.

Poi, purtroppo, c’è la seconda. Dalla quale non è arrivato nulla, se non confusione e protervia.

L’inutile (e prossimo al siluramento) Matteo Salvini si era arrogato il diritto di indicare lui il commissario alla ricostruzione e giustamente è  stato mandato a quel paese. Il comico ha fatto una delle sue solite gaffe da incompetente e si è messo a strillare che i soldi per la ricostruzione (50 milioni) sono pochi. Ignorando che quelli sono per le prime, inevitabili, emergenze. Il resto dei soldi, giustamente, verrà erogato a fronte dei progetti che via via verranno presentati. Nel frattempo, ricordandosi che è un uomo d’affari, invita tutti a collegarsi con il suo blog (così salgono i clic e la pubblicità) per aiutare terremotati. Quale aiuto può venire dal blog di un simile personaggio? Niente. Solo clic, cioè soldi per lui.

E quella specie di manichino, che poi altro non è che il suo doppelganger, di Di Maio con la sua aria proterva ha dichiarato in Tv che lui vigilerà sui soldi che saranno spesi per il terremoto. Per fortuna Renzi ha affidato l’incarico al magistrato Cantone, capo dell’autorità anti-corruzione.

E anche qui si ritrova lo stesso schema: un’Italia che fa, organizza, manda ruspe e uomini, e un’altra che passa il suo tempo nel fare inutili e vuoti proclami in televisione. E con una caratteristica comune: tutti questi, da Salvini a Di Maio, non contano niente e non conteranno mai niente. Come direbbe un nostro amico, sono scoregge della storia, sono l’Italia che non ci piace e che non serve.

(Nella foto: l'unità cinofila di Bolzano, con 13 cani Usar per la ricerca delle persone sotto le macerie spedita sui luoghi del terremo in elicottero) alle 8 della mattina di mercoledì)