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La bella estate del Cavaliere

Forza Italia abbandonata alla critica roditrice dei topi.

di Giuseppe Turani |

A parte gli affari, che si sono un po’ complicati con la rissa con Bolloré, per il resto questa sarà una bella estate per il Cavaliere. L’operazione al cuore gli ha fatto bene, praticamente è un altro, ha recuperato una robusta capacità di fare politica e si è liberato del suo cerchio magico, che sembrava messo insieme da un trovarobe di provincia. Si è imbarcato in una strategia complessa e sofisticata, ma intelligente.

La prima botta riguarda la banda Salvini&Meloni e residui di Forza Italia. Forza Italia è destinata a diventare una sorta di bad bank, i finanziamenti si ridurranno fino a scomparire e nelle sue stanze verranno dimenticati i ferrivecchi, quelli che il Cavaliere giudica inadatti per organizzare un nuovo corso politico.

Non c’è una riforma di Forza Italia o una sua ripartenza su basi diverse: c’è il suo abbandono al proprio destino, quello appunto di un band bank. Poiché siamo a Roma, citando Marx, si può dire che sarà abbandonata alla critica roditrice dei topi, che se la mangeranno (si spera con dentro Gasparri).

Nel frattempo, Stefano Parisi ha ricevuto l’incarico di aprire il nuovo sportello. Di mettere in piedi cioè un’organizzazione politica diversa da Forza Italia (con altro nome e altro simbolo) che si rifaccia un po’ alle origini della discesa in campo di Berlusconi e che tenti di disegnare una destra moderna europea, senza avere più fra i piedi Salvini e la Meloni, anche loro da abbandonare ai topi.

Il lavoro di Parisi è grande, ma lui ha le qualità per riuscire. Bisognerà vedere quale piattaforma politica riuscirà a mettere insieme e, soprattutto, che tipo di personale riuscirà a reclutare. Ma la strada è segnata e i compiti sono stati affidati. L’obiettivo è ambizioso: recuperare i vecchi voti di Forza Italia, recuperare gli scontenti che hanno votato per i grillini e anche quelli che si sono affidati ai leghisti.

In sostanza il Cavaliere ha avviato una macchina politica che tende a distinguerlo dai populisti e dagli sfascisti. Diciamo che cerca di distinguersi dalla destra più scadente.

Contemporaneamente andrà a votare per il NO al referendum E c’è una spiegazione, anzi due. Da una parte vuole  distinguersi dal Pd di Renzi (che propone il SI), ma c’è dietro anche un calcolo politico molto sottile. Se dovesse vincere il NO, tutto rimane come oggi. E, ovviamente, al Senato (che sarà eletto con metodo  proporzionale) nessuno avrà la maggioranza.

E qui chi sta per cadere nella trappola è il movimento 5 stelle. Se infatti passa il NO (per il quale sembrano pavlovianamente portati a votare) per loro sarà la fine. Anche se dovessero, grazie all’Italicum, avere la maggioranza alla Camera, si ritroverebbero come Bersani: cioè senza maggioranza al Senato. (ma forse non ci sarà una diretta streaming a parti invertite). E in quel caso loro non vorranno fare accordi con nessuno ,e nessuno li vorrà fare con loro. E quindi Di Maio non andrà mai a palazzo Chigi. Per fare un governo che amministri l’Italia, quindi, non resterà che un governo Parisi-Pd, con i 5 stelle all’opposizione, in attesa di sfasciarsi del tutto. E così destra e sinistra, moderati e progressisti si saranno liberati dei grillini, grazie alla loro stupidità.

Ma al referendum potrebbe vincere il SI. Allora i grillini vinceranno lo spareggio e Di Maio andrà a palazzo Chigi? Non credo proprio. Penso che i grillini al governo fanno così paura alla buona borghesia italiana che, allo spareggio (se dovesse essere fra loro e il Pd) Parisi e Berlusconi, grazie a intese precedenti, faranno votare Pd. Poi, in qualche forma, saranno ricompensati.

Insomma, attraverso il dialogo con il Pd, il Cavaliere “rinnovato” e la sua nuova formazione politica rientrano in gioco. In caso contrario si condannano alla marginalità totale. Ma hanno già scelto che cosa fare.